Antonio Princigallo lavora nella Direzione Tecnologie e Qualità di Heidelberg Materials Italia Cementi. È Ricercatore Scientifico Senior - "Quality Specialist", Dottore in Ingegneria Chimica e Dottore di ricerca in Ingegneria dei Materiali, con 25 anni di esperienza in attività di ricerca e sviluppo su materiali cementizi. È autore di numerose pubblicazioni su riviste nazionali e internazionali, inventore (brevetti italiani, europei e di altri paesi extra-europei) e revisore tecnico (riviste specialistiche internazionali). Contribuisce come esperto ai gruppi di lavoro tecnici competenti sulle normative nazionali ed europee su cemento e calcestruzzo. Impegnato in attività di certificazione della sostenibilità del calcestruzzo (CSC), attivo in collaborazioni esterne (università ed aziende). Ha contribuito ai tavoli tecnici su cemento e calcestruzzo in ambito nazionale (UNI, AITEC, FEDERBETON, AIRI, GBC), europeo (CEN, CEMBUREAU - Cement Europe) e globale (RILEM, WBCSD-CSI, GCCA). Principali temi di studio: proprietà meccaniche, di durabilità e sostenibilità del calcestruzzo, materiali secondari (es. loppe d'altoforno) ed innovativi (es. grafene) nella produzione di cementi e calcestruzzi, calcestruzzi ad alte prestazioni (es. UHPC/UHPFRC), proprietà elettriche e modellazione numerica delle proprietà dei materiali cementizi.
Solitamente l’approccio utilizzato per il calcestruzzo include requisiti di carattere sia prescrittivo (es. cemento conforme alla rispettiva norma europea di prodotto) che prestazionale (es. classe di resistenza meccanica minima). Questo approccio, intermedio, si basa sul fatto che i materiali da costruzione, e in cemento nella fattispecie, seppure siano caratterizzabili con delle prestazioni misurabili univoche, restano vincolati all’utilizzo di costituenti idonei, ossia ammessi dalle norme essendone l’uso comprovato nel tempo in applicazioni reali (edifici, infrastrutture etc.) con un adeguato livello di sicurezza. Questo approccio permette di garantire proprietà, come la durabilità, difficili da valutare completamente in forma esclusivamente prestazionale, dato che ad esempio riferiscono a proprietà oltre che collocabili un futuro remoto, ad esempio relative al comportamento dopo 100 o 200 anni (tempi questi spesso utilizzati per la vita di servizio di grandi opere) o anche non collegabili esclusivamente al materiale, ma ad esempio alla tipologia di struttura, di ambiente cui è destinata, alle modalità costruttive, alla manutenzione etc.
Requisiti prescrittivi compensano pertanto carenze di carattere metodologico esistenti nell’attuale livello di conoscenze tecniche. Peraltro, la conoscenza pregressa viene a mancare, almeno parzialmente, nel caso di materiali innovativi, per origine o uso, desiderabili ad esempio ai fini della sostenibilità o semplicemente per sviluppare un approccio olistico alla progettazione su base esclusivamente prestazionale. In entrambi i casi bisogna prendere atto dei limiti delle conoscenze tecniche esistenti e all’occorrenza affidarsi a nuove sperimentazioni, in particolare per materiali innovativi. A garanzia del corretto funzionamento nel sistema costruttivo, tali materiali dovranno essere approvati ad hoc dagli enti preposti, al fine di garantirne l’uso con un livello di sicurezza adeguato.










