Laureata in economia e commercio all’Università Cattolica di Milano, è giornalista professionista dal 2004. Nei primi anni della sua carriera ha lavorato per tv locali e nazionali sviluppando le tecniche video. Successivamente, ha collaborato con differenti testate online e agenzie di comunicazione specializzandosi nel linguaggio SEO. È esperta in temi economici, legali e immobiliari, con particolare focus sui nuovi modelli produttivi sostenibili. Le sue passioni? Il pianoforte e i puzzle.
Smart cities e PNRR: come cambia la progettazione urbana con i fondi europei
Le esigenze di sostenibilità ambientale e abitative stanno definendo il nuovo modo di costruire strade, quartieri e infrastrutture: un processo globale che crea una nuova cultura urbana fondata su innovazione e qualità della vita. Nel nostro Paese questo cambiamento è agevolato dal PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che, insieme alle risorse europee del Next Generation EU, permette la trasformazione delle città in smart city finanziando gli investimenti che riducono l’impatto ambientale, sviluppano la mobilità sostenibile e costruiscono infrastrutture intelligenti.
Ma, innanzitutto, cosa si intende per smart city?
Che cos’è una smart city
Secondo il World Urbanization Prospects 2025 delle Nazioni Unite, il mondo è sempre più urbano, cioè, le persone sempre di più decidono di trasferirsi nelle città. Questo pone già ora problemi di sostenibilità e vivibilità. Nel 2025, le città del mondo hanno ospitato il 45% degli 8,2 miliardi di persone del pianeta, più del doppio rispetto al 20% del 1950 e, secondo l’Onu, due terzi della crescita demografica mondiale fino al 2050 si verificherà proprio nelle città.
Considerando questi numeri è evidente che le smart city non siano un’opzione, ma una necessità. Occorre, quindi, immaginare complessi urbani che siano sostenibili e vivibili da un numero sempre maggiore di persone.
Smart city significa edilizia sostenibile, ottimizzazione ed efficienza dei trasporti pubblici, infrastrutture energetiche avanzate, migliori servizi essenziali e Pa digitalizzata.
Da un punto di vista strettamente urbanistico significa soprattutto ridisegnare gli spazi perché, se oggi le città sono strutturate (soprattutto in Europa) a cerchi concentrici, con quelli più esterni più simili a dei dormitori, in futuro dovranno essere disegnate per permettere a chiunque di accedere ai servizi pubblici essenziali facilmente e velocemente. È il concetto della “città in 15 minuti” che prevede un’organizzazione urbana tale per cui nel raggio di 15 minuti deve essere presente qualsiasi servizio.

Infrastrutture digitali ed edilizia sostenibile: l’ecosistema delle smart city
Per trasformare una città in una smart city è necessaria una combinazione di tecnologie avanzate, infrastrutture solide e connesse e soluzioni innovative edilizie. L’innovazione tecnologica, la connessione ad alta velocità, l’AI e i materiali da costruzione a ridotto impatto ambientale sono i pilastri delle città intelligenti.
Per esempio: l’IoT (Internet of Things) permette di realizzare una rete di sensori e dispositivi interconnessi in grado di scambiarsi i dati in tempo reale e consente alle autorità locali di prendere decisioni informate per migliorare i servizi ai cittadini e prevedere i necessari miglioramenti. Uno degli usi è il tracciamento del traffico locale in modo da ottimizzare i percorsi dei mezzi pubblici.
La rete internet ad alta velocità può essere considerata come l’ossatura delle città intelligenti. È l’infrastruttura indispensabile per lo scambio di informazioni, la comunicazione e la collaborazione tra enti e servizi.
Ma smart city significa anche dotare la città di sistemi energetici intelligenti e di produzione energetica da fonti rinnovabili, necessari per ridurre le emissioni di carbonio e gli sprechi e ottimizzare la distribuzione di energia.
Ma, come dicevamo, un capitolo importante riguarda il settore dell’edilizia perché le smart city non possono esistere senza edifici sostenibili, cioè, costruiti con cementi e calcestruzzi con un contenuto di CO₂ significativamente ridotto come il cemento carbon captured net-zero.
Come detto, le smart city poggiano su diversi fattori combinati tra loro, tra cui anche quelli finanziari. E qui, il PNRR gioca un ruolo rilevante.

Il contributo del PNRR alla trasformazione urbana
I dati dell’Agenzia per l’Italia digitale dicono che il 27% delle risorse totali del PNRR, pari a 194,4 miliardi di euro, sono dedicate alla transizione digitale. Da una parte gli investimenti puntano alle infrastrutture digitali e alla connettività a banda ultra-larga, dall’altra mirano a trasformare e innovare la Pubblica Amministrazione.
Ma quanto vale in totale il mercato italiano delle Smart city? Ce lo dice l’Osservatorio dedicato della School of Management del Politecnico di Milano: 1,05 miliardi di euro, in crescita del +5% rispetto all’anno precedente, ma comunque inferiore alla crescita media europea pari al 9%. Le aree in cui si investe di più sono l’illuminazione pubblica (circa 240 milioni di euro, 23% del totale) e la mobilità intelligente (circa 215 milioni di euro, 20% del totale). Ci sono poi tutta una serie di investimenti minori che riguardano, tra gli altri, il monitoraggio del territorio, la raccolta rifiuti, le Comunità Energetiche Rinnovabili e la sicurezza e sorveglianza.
Ma è la Missione 5 del PNRR “Inclusione e Coesione” quella specificatamente legata alla trasformazione delle città italiane in ottica smart e, più precisamente, la Componente 2 “Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore”, Investimento 2.2: Piani Urbani Integrati.
I Piani Urbani Integrati (PUI) sono dei progetti che hanno l’obiettivo di riqualificare aree metropolitane periferiche e degradate per trasformarle in spazi moderni, accessibili ed efficienti. Per riuscirci si interviene in maniera integrata, appunto, con la realizzazione di edifici green, poli culturali, verde urbano, infrastrutture digitali e mobilità sostenibile.
Inizialmente erano stati stanziati circa 2,92 miliardi di euro, ma con la revisione del PNRR del 2023 la quota destinata a tale investimento si è ridotta a 1,372 miliardi. Di questi, ad oggi sono stati attribuiti quasi 1,2 miliardi di euro, quindi, quasi la totalità ma, purtroppo, quelli effettivamente spesi sono solo 472,3 milioni di euro, il 34,42%.
Anche dal punto di vista operativo occorre accelerare per arrivare in tempo alla scadenza di giugno 2026: dei 622 progetti totali approvati solo 47 sono stati conclusi, 522 sono in corso e 53 sono ancora da avviare.
Ad ogni modo, la costruzione delle smart city, per quanto riguarda i 622 progetti per i Piani Urbani integrati, può contare anche su altre risorse aggiuntive al PNRR: circa 151 milioni arrivano dal PNC (Piano nazionale complementare al PNRR); altri 1,83 miliardi circa derivano da fondi statali, regionali, provinciali e comunali e, infine, altri 1,74 milioni da finanziamenti privati.
La sfida delle smart city non si esaurisce, però, nei numeri dei finanziamenti o nell’avanzamento dei singoli progetti: è una trasformazione culturale prima ancora che tecnologica. E in questa trasformazione, l’edilizia svolge un ruolo decisivo per la realizzazione di edifici efficienti realizzati con materiali a basse emissioni e funzionali per una migliore qualità della vita. Il PNRR, certo, ha offerto un impulso importante, ma sarà la capacità di tradurre questi investimenti in soluzioni edilizie green a determinare il successo delle città del futuro.
© RIPRODUZIONE RISERVATA


