Lucia Ferrajoli è giornalista professionista dal 1999. Per il quotidiano L’Eco di Bergamo ha lavorato in diversi settori: vicecaposervizio in Cultura & Spettacoli e in Cronaca, oggi scrive di Economia. Un percorso che le ha permesso di raccontare Bergamo e il suo territorio attraverso prospettive differenti, con particolare attenzione alle trasformazioni della società, del mondo produttivo e delle istituzioni. Laureata in Scienze Politiche all’Università degli Studi di Milano e diplomata in pianoforte al Conservatorio di Vicenza, ha svolto attività di ricerca presso la cattedra di Storia e istituzioni dei Paesi afro-asiatici, è stata impegnata nell’editoria come consulente e traduttrice per le case editrici Feltrinelli e Frassineli e ha pubblicato diversi saggi in ambito storico, sociale e musicale. Dal 2022 fa parte del Comitato di indirizzo della Scuola di giornalismo “Walter Tobagi” dell’Università degli Studi di Milano.
La corsa con il cemento in spalla che celebra i muratori bergamaschi
230 metri in salita, 70 metri di dislivello positivo e un sacco di cemento Tecnocem 32.5 da 25 kg sulle spalle: è la Magut Race, la corsa che ogni estate a Selvino consacra la fama dei muratori bergamaschi. Un appuntamento che dal 2015 trasforma la fatica in una festa collettiva e che nel 2026 ha portato sul monte Purito 350 concorrenti. Al fianco della manifestazione c’è Heidelberg Materials, principale sponsor, che quest’anno ha portato in gara anche Spike AI, un cane robot, esempio concreto di come tecnologia e intelligenza artificiale possano affiancare esperienza e professionalità umane nel mondo dei cantieri. Una storia tutta bergamasca, dove tradizione, territorio e innovazione corrono insieme.
Immaginate una pista da sci lunga 230 metri con 70 metri di dislivello positivo, migliaia di spettatori festanti ai lati e concorrenti che affrontano in salita quel muro con un sacco di cemento da 25 chili targato Heidelberg Materials sulle spalle. Questa è la Magut Race, la corsa dei muratori – in dialetto bergamasco “magut” – disputata l’11 luglio scorso sul monte Purito, a Selvino, perla della Valle Seriana, lungo la pista intitolata a Paola Magoni, selvinese doc, prima donna italiana nella storia a vincere una medaglia d’oro nello sci alpino alle Olimpiadi Invernali di Sarajevo nel 1984.

Heidelberg Materials, Luca Tomasoni con il numero 310 si classifica primo fra gli uomini alla Magut Race 2026
Per capire lo spirito di questa gara impegnativa e goliardica, dove lo sforzo fisico si unisce al sorriso, bisogna, però, fare un passo indietro, nelle pieghe di una storia tutta bergamasca, in questa terra dove il lavoro manuale, la fatica e il sacrificio hanno sempre rappresentato il tratto distintivo della sua gente.
Dici “magut” e in terra orobica il pensiero corre subito al cemento e a un’azienda, Italcementi, fondata a Scanzo nel 1864 e diventata nel tempo uno dei simboli economici del territorio. Un legame costruito in oltre un secolo e mezzo di storia, fino all’ingresso, nel 2016, nel gruppo tedesco Heidelberg Materials.
Ed è proprio Heidelberg Materials oggi il principale sponsor della Magut Race, in collaborazione con il Gruppo Selvino Sport e con il patrocinio del Comune. Una partnership che tiene insieme una tradizione profondamente bergamasca e un’idea di lavoro che nel frattempo è cambiata, portando nei cantieri tecnologie sempre più avanzate.

Heidelberg Materials, Elena Bernini con il numero 29 prima classificata fra le donne alla Magut Race 2026
La Magut Race, nata quasi per gioco, è ormai uno dei momenti più attesi dell’estate selvinese e non solo. Era il 2015 quando Mario Poletti, ex fondista, ideatore e organizzatore della manifestazione insieme al team dell’associazione Fly-Up Sport, inventò con alcuni amici questa sfida fuori dagli schemi. «Avevamo pensato a una sfida con tronchi d’albero in spalla, poi ci siamo detti che avremmo potuto usare i sacchi di patate. Alla fine abbiamo scelto i sacchi di cemento – racconta Poletti –. Nella prima edizione i partecipanti erano appena 19, poi la crescita è stata esponenziale e quest’anno siamo arrivati a 350, con le iscrizioni chiuse già un mese e mezzo prima della gara e oltre 200 richieste rimaste in lista d’attesa».

Heidelberg Materials, l'ideatore della Magut Race Mario Poletti in gara
Numeri che raccontano la crescita di un appuntamento capace di trasformare la fatica in una festa collettiva. A fare il tifo per gli sfidanti dell’edizione 2026 c’erano anche la conduttrice televisiva Benedetta Parodi, il giornalista sportivo Fabio Caressa e il campione azzurro Federico Tomasoni, argento nello skicross alle Olimpiadi di Milano-Cortina. Ma a incuriosire pubblico e concorrenti è stato soprattutto Spike AI, un cane robot sviluppato dalla società bergamasca Dronemaster, specializzata appunto in robotica.
Dotato di sensori intelligenti, laser scanner e connettività 5G, il cane robot è progettato per operare in ambienti complessi e svolgere attività che comprendono analisi ambientali, mappature tridimensionali e sicurezza. La sua presenza alla Magut Race è andata oltre l’elemento spettacolare: Heidelberg Materials ha scelto di portare sul Purito un esempio concreto di come la tecnologia e l’intelligenza artificiale possano entrare anche nel mondo dei cantieri, affiancando la professionalità e l’esperienza umane.

Heidelberg Materials, il cane robot Spike AI alla Magut Race
Spike AI, comandato a distanza, ha fatto la sua parte fino in fondo. «È arrivato in cima tra lo stupore di tutti, altri cani compresi, che non sapevano come comportarsi, se giocare con lui o starne alla larga», sottolinea Poletti.
Di sicuro il quadrupede tecnologico è stato un divertente incentivo per i concorrenti: «A un certo punto ho visto il cane robot che mi passava accanto, andando più veloce di me, e questa cosa un po’ mi sfidava: bisognava dimostrare la superiorità dell’uomo sulla macchina», ricorda col sorriso sulle labbra Luca Icona, assunto lo scorso marzo come project manager negli uffici di Heidelberg Materials a Bergamo e subito lanciato nella Magut Race: «Ho partecipato con altri due colleghi d’ufficio – racconta il venticinquenne – ma è stata più dura di quanto pensassimo, anche perché alla partenza ci si trova davanti questo muro di 230 metri e salire con 25 chili di cemento sulle spalle è decisamente impegnativo, anche per uno sportivo assiduo come me. Ho dato tutto me stesso: è stato incredibile».

Heidelberg Materials, Luca Icona, project manager di Heidelberg Materials Italia, in gara
L’atmosfera sul Purito è sempre caldissima. E non per il termometro, che mai come quest’anno ha raggiunto temperature record. Lo sforzo è brutale, al punto che qualche concorrente ha dovuto arrendersi dopo una caduta o per la rottura del sacco. Ma la componente agonistica non ha mai cancellato quella goliardica: si corre per arrivare in cima, ma anche per condividere un’esperienza gioiosa e fuori dall’ordinario.
Lo racconta bene Davide Capelli, trentenne di Capizzone, alla sua prima Magut Race: «Nell’aria si respira voglia di divertimento, eppure i concorrenti sono comunque sottoposti a uno sforzo tremendo. Per me è stata un’esperienza notevole, sicuramente tornerò anche l’anno prossimo, ma con una preparazione atletica più mirata», sottolinea Capelli, responsabile della manutenzione del sito Heidelberg Materials di Calusco d’Adda, lo stesso da cui arrivano i sacchi di cemento 32,5 usati nella Magut Race.
Lo stabilimento caluschese affacciato sulla sponda bergamasca dell’Adda è un altro tassello di una storia industriale che si intreccia con quella del territorio. Avviato nel 1907, stesso anno di nascita dell’Atalanta, ha fornito il cemento utilizzato proprio per la ristrutturazione dello stadio di Bergamo, completata nel 2025. Legami simbolici, certo, ma significativi. «Partecipare alla gara con un nostro sacco in spalla mi ha fatto sentire orgoglioso, specialmente quando poi sono salito sul palco per premiare alcuni atleti», conclude Capelli.

Heidelberg Materials, Davide Capelli, Responsabile Manutenzione della cementeria di Calusco d’Adda, sul palco insieme ai primi classificati nella categoria uomini alla Magut Race 2026 (ultimo da dx)
Alla fine, a conquistare l’edizione 2026 sono stati il campione bergamasco di sci alpinismo Luca Tomasoni ed Elena Bernini. Ma sul Purito la vera sfida è stata anche un’altra: mettere insieme una parola antica come “magut”, il cemento che ha accompagnato la storia industriale bergamasca e le tecnologie che stanno cambiando il lavoro nei cantieri. Con Spike AI a fare da mascotte e da insolito rivale degli atleti, la Magut Race ha così trovato una sintesi tutta bergamasca fra fatica, ironia e innovazione. Il prossimo appuntamento è già fissato: il secondo sabato di luglio del 2027.
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