Laureata in economia e commercio all’Università Cattolica di Milano, è giornalista professionista dal 2004. Nei primi anni della sua carriera ha lavorato per emittenti televisive locali e nazionali in Italia. È stato il periodo in cui, oltre all’attività giornalistica legata prevalentemente alla cronaca, all’economia e alla politica, ha ampliato le sue competenze nella produzione video e nella comunicazione radiotelevisiva. Negli anni successivi, la sua attività si è spostata in ambito digitale, collaborando con varie testate online e agenzie di comunicazione. A partire dalla sua formazione economica e dalla sua esperienza lavorativa pregressa, si è poi ulteriormente specializzata nel giornalismo economico-legale, con particolare focus sui nuovi modelli produttivi sostenibili nel settore dell’edilizia. Per Heidelberg Materials segue da vicino lo sviluppo dei nuovi materiali da costruzione sostenibili e le nuove pratiche di bioedilizia che stanno rimodellando il paesaggio urbano e il più ampio mercato edilizio. Il tutto inserito nel contesto normativo italiano ed europeo di riferimento. Le sue passioni oltre la scrittura? Il pianoforte, i puzzle e l’aikido.
Droni, robot e IA nei cantieri. Con Federico Gotti di Dronemaster
Droni, robot e intelligenza artificiale possono contribuire a rendere i cantieri edili più efficienti, migliorando l’attività degli operatori e la loro sicurezza. Dal monitoraggio dello stato di avanzamento dei lavori attraverso scansioni tridimensionali e digital twin all’individuazione preventiva dei rischi grazie ai modelli predittivi, queste tecnologie trovano applicazioni concrete nel settore delle costruzioni. Nell’intervista, Federico Gotti, amministratore di Dronemaster, startup bergamasca che integra droni, robot terrestri e intelligenza artificiale, ne approfondisce il funzionamento, le potenzialità e l’impatto sul settore, tra innovazione tecnologica e nuove opportunità professionali.
Tra i 90 e i 150 miliardi di dollari: secondo McKinsey tanto vale l’impatto dell’intelligenza artificiale nel settore delle costruzioni, eppure le imprese edili italiane sono tra le più lente ad adottarla. Secondo il report Imprese e ICT 2025 dell’Istat, solo il 10,4% delle imprese edili con almeno 10 addetti usa l’AI, contro una media italiana del 16,4%.
Se si parla delle sole microimprese del settore edile, un’indagine della Banca d’Italia rivela che la robotica è utilizzata dal 9,4% delle aziende e l’AI dal 12,1%. Ancora pochissime, quindi. Ma come può intervenire concretamente la robotica e l’Intelligenza artificiale nei lavori di cantiere? Come migliora l’attività delle persone e la loro sicurezza? Lo abbiamo chiesto a Federico Gotti, amministratore di Dronemaster, startup bergamasca che integra droni, robot terrestri e intelligenza artificiale sviluppando soluzioni innovative destinate proprio al settore edilizio.
Droni, robotica e intelligenza artificiale sembrano non avere nulla a che fare con un lavoro molto fisico come quello dell’edilizia. Eppure…? Diciamo innanzitutto che robotica e AI sono tecnologie che devono essere benviste perché qualunque declinazione prendano semplificano, minimizzano e digitalizzano alcuni processi senza sostituire gli operatori.

Partiamo dai droni e dai robot.
«I sistemi robotici creano una scansione bidimensionale o tridimensionale attraverso il laser scanner, la tecnica aerofotogrammetrica o con altre tipologie di acquisizione di dati. In questo modo è possibile ottenere un digital twin, cioè la replica digitale di un oggetto o di un luogo, da utilizzare nel processo di scan-to-BIM. I dati di questi modelli digitali possono essere integrati con le informazioni ricavate grazie ai rilievi tradizionali con stazione totale (il classico GPS). I sistemi robotici, inoltre, forniscono informazioni aggiuntive rispetto a quelli dei sensori posti nel cantiere per il controllo della safety o della security. Ad esempio, è possibile rilevare eventuali gas pericolosi e questo riduce quasi a zero il rischio dell’operatore che si trova fisicamente sul campo».
Il connubio tra robotica e AI è particolarmente affascinante, ma quali sono le applicazioni concrete?
«Tantissime, le più importanti sono il monitoraggio dello stato avanzamento lavori (SAL) e la safety e security. Per esempio, è possibile ottenere una mappa tridimensionale o bidimensionale giornaliera, o addirittura oraria, attraverso robot e droni che navigano autonomamente all’interno del cantiere grazie all’AI. Sul fronte safety, la tecnologia è molto utile per rilevare i rischi infortuni in modo da minimizzare i pericoli e gli incidenti nel cantiere. C’è poi anche la parte di security e, in questo caso, la tecnologia segnala i possibili atti illeciti che possono avvenire all’interno del cantiere».
Quindi il direttore dei lavori è come se fosse presente in cantiere 24 ore su 24. Corretto?
«Assolutamente sì ed è importante sottolineare che droni e robot servono per aiutare le persone che lavorano in cantiere, non per controllarle: tutti i sistemi installati in cantiere sono conformi alla normativa europea sulla sicurezza delle macchine e alla normativa della privacy».

Ci spieghi quali sono le tecnologie che si possono utilizzare nell’avanzamento lavori?
«Vengono spesso utilizzate le telecamere RGB o le telecamere termiche, anche per scongiurare che ci siano delle perdite di calore. Vengono usati anche laser scanner (LiDAR), che possono essere laser scanner statici (TLS – terrestrial laser scanner), mobile o basati su tecnologia SLAM (Simultaneous Localization and Mapping). I laser scanner mobile e quelli SLAM sono molto simili tra loro: mentre il sistema si muove, manualmente con l’operatore o automaticamente lungo un percorso predefinito, acquisisce una nuvola di punti e scatta fotografie che permettono di verificare lo stato di avanzamento dei lavori sul modello tridimensionale».
Parlava di safety. Che cosa intende?
«La robotica aiuta a rilevare pericoli incombenti come, per esempio, sporgenze o travi che potrebbero cedere. Poi ci sono i modelli predittivi di intelligenza artificiale che non si limitano a fotografare i pericoli già presenti, ma intercettano i possibili rischi prima che si concretizzino. Infine, per il patrolling esterno, cioè il controllo che nessuno entri nel cantiere senza autorizzazione, si utilizzano sistemi con telecamere termiche o RGB che, sempre attraverso modelli predittivi, individuano l’eventuale intrusione».
Pensando sempre alla sicurezza, quali sono le situazioni o i luoghi in un cantiere in cui l’utilizzo della tecnologia riduce il rischio di incidenti?
«Un sistema di monitoraggio del cantiere che adotta la tecnologia può arrivare a un livello di sicurezza SAIL (Specific Assurance and Integrity Level) vicino a I, ovvero al livello associato al rischio più basso. Il SAIL è un indice del livello di sicurezza e di controllo richiesto per un’operazione in funzione del rischio che essa comporta. Droni e robot possono essere utilizzati su grossi cantieri o su cantieri di larga scala, dove magari vengono installate travi d’acciaio molto pesanti, operano diverse crew e ci sono tanti dipendenti, oppure dove lavorano contemporaneamente più società esterne. L’obiettivo è proprio quello di minimizzare il rischio complessivo all’interno del cantiere, tenendo conto delle possibili sovrapposizioni tra le attività».

Quando si parla di edilizia, la prima immagine che viene in mente è quella del muratore con la cazzuola in mano. Da quello che dice questa immagine è destinata agli archivi.
«Sì e no. Molti temono che le nuove tecnologie riducano i posti di lavoro ma, in realtà, non si potrà mai fare a meno del famoso muratore con la cazzuola perché la sua esperienza è insostituibile e la tecnologia è un supporto alla sua attività. Piuttosto l’effetto è un altro: le nuove tecnologie applicate all’edilizia aprono a opportunità straordinarie per i giovani perché servono nuove professionalità molto specifiche».
Quali competenze serviranno per lavorare nei cantieri hi-tech?
«Serviranno tanti sviluppatori tecnologici e tanti responsabili IT ma, soprattutto, tanti manutentori meccanici perché i meccatronici sono fondamentali per far funzionare correttamente i robot i quali, e questo è un altro punto che vorrei sottolineare, non usano combustibili e perciò uniscono la sicurezza alla sostenibilità ambientale».

Una delle tecnologie di Dronemaster è, ad esempio, SPIKE AI, un robot quadrupede che, grazie anche alla collaborazione con Spektra – a Trimble Company, è stato presentato alla Magut Race, la corsa organizzata ogni anno da Heidelberg Materials a Selvino, in provincia di Bergamo, dove atleti professionisti e appassionati gareggiano portando in spalla un sacco di cemento da 25 chili. Prova che la nuova tecnologia è al servizio, non solo del lavoro, ma anche dello svago.
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