Giornalista professionista freelance, è laureata in Filosofia Teoretica all’Università Statale di Milano. Dopo aver esordito con collaborazioni per il Sole24Ore (Casa24) e il mensile Elle, attualmente scrive on&off line per testate nazionali ed estere centrando la sua indagine su design e architettura con particolare attenzione alla sostenibilità, Nuovo Umanesimo ed economia circolare. Pur viaggiando molto mantiene casa e cuore a Milano, la capitale del design che ha eletto a propria patria dopo aver vissuto a Londra per qualche tempo.
“Cemento vivo”: tredici scatti fotografici per raccontare il cemento
In occasione della Milano Design Week 2026, Heidelberg Materials presenta “Cemento Vivo”, un reportage fotografico di Davide Canella realizzato tra le città di Milano e Bari con l’intento di offrire uno sguardo interpretativo sull’evoluzione sociale, economica e paesaggistica del nostro Paese usando il cemento come lessico d’indagine.
Quando e dove
La mostra, visibile dal 21 aprile fino al 26 aprile con vernissage a invito giovedì 23 aprile, avrà luogo presso Monte Rosa 91, nel quartiere Fiera di Milano, riqualificata negli anni scorsi dall’architetto Renzo Piano. Protagonista dell’allestimento è una serie di 13 scatti in formato 50×70 stampati in bianco e nero su pannelli spatolati con uno speciale microcemento bianco.
L’autore ha voluto il trasferimento fotografico su microcemento per porre l’accento sulla matericità della superficie di stampa e creare nel contempo un passe partout in continuità visiva con i soggetti delle immagini.
Il duplice ruolo qui giocato dal cemento, materiale di supporto alla fotografia e soggetto stesso della mostra, si rivela agli occhi dell’osservatore accesso privilegiato al senso dell’esposizione, leggibile come elemento protagonista nei contesti urbani ma anche come dettaglio distintivo di uno stile visivo impattante e insieme sobrio, essenziale e controllato.

Davide Canella, "Costato di Torre Velasca"
Tecnica
La soluzione espositiva si avvale dell’uso di cavalletti come supporti alle tele in microcemento, un rimando alla storia della fotografia che risulta particolarmente felice per coadiuvare e portare a disvelamento la filosofia alla base del lavoro di Davide Canella. Il fotografo, pur senza rinunciare alla vocazione al reportage, anima del suo lavoro, ha infatti scelto di realizzare “Cemento Vivo” con la tecnica del banco ottico e del grande formato montato su cavalletto rendendo omaggio alla fotografia tradizionale, realizzata con pellicola e stampa in bianco e nero.
«L’approccio al progetto è certamente quello da reportage, alla ricerca di una storia da raccontare e non di uno scatto meramente estetico o di un’idea che deve essere incarnata in una immagine, ma il confronto con la lentezza della lavorazione su banco ottico mi ha consentito di studiare e pulire le fotografie, imponendo un ordine che toglie velocità all’esecuzione ma regala in compenso maggiore incisività e consapevolezza».
Come contraltare alla fotografia digitale, dove tutto è un flusso continuo di immagini scattate in sequenza per cogliere l’attimo di un evento in fieri, il banco attico rappresenta per Canella l’occasione per darsi più tempo per osservare e fare delle scelte sull’oggetto dello scatto, trovando l’equilibrio perfetto tra la cattura dell’istante significativo, tipica del fotoreporter, e quella dell’esecuzione in studio centrata sulla ricerca di un formalismo perfettamente adatto all’oggetto d’analisi.

13 scatti, 2 luoghi
“Cemento Vivo” si inserisce nel ricco calendario del Fuorisalone milanese come occasione per riflettere attraverso la fotografia sulla realtà del paesaggio urbano, alla ricerca del significato intimo del costruito come esito di una azione antropizzante sul territorio. Tramite il suo scandaglio fotografico Davide Canella, in costante movimento tra architettura, urbanistica e antropologia, produce immagini che si inseguono l’una con l’altra mettendo a confronto Milano e Bari con presenze umane, talora evocate in dettagli, in dialogo a loro volta con le geometrie e i particolari di strutture in cemento delle due città.
«La mia fotografia si costruisce intorno a un equilibrio dinamico dato da tre elementi: ambiente, cemento e presenza umana – racconta Davide Canella –. La figura umana rappresenta la bussola per decidere cosa merita attenzione, un ancoraggio visivo che fa da punto di equilibrio tra l’ambiente e il cemento».
Il lavoro di Canella intrama percorsi narrativi che realizzano un tessuto corale attraversato dal comune linguaggio del cemento come medium chiaro ma mai didascalico evidenziato nella sovrapposizione tra i piani della vita sociale e quelli delle strutture urbane.

I tredici scatti
Gli scatti sono stati realizzati in entrambe le città alle prime ore dell’alba o nelle ultime di sole, vicino al tramonto, per enfatizzare la matericità dei soggetti ritratti ed evidenziare le diverse texture di facciate, strutture e particolari anatomici. Il percorso espositivo favorisce volutamente una visione d’insieme perchè ogni immagine, grazie al contesto dove è stata collocata dal fotografo, si arricchisce di nuovo senso, stratificando e arricchendo il significato alla lettura .
Costato di Torre Velasca, Milano, febbraio 2026.
La difficoltà nel parlare di città molto note come Milano risiede nel cercare di evitare la banalità nella scelta dei soggetti. Torre Velasca, icona milanese in stile neoliberty creata negli anni 50 dallo studio BBPR, e realizzata con il cemento di Italcementi, è certamente tra gli edifici più conosciuti della città e qui viene evocata in una inquadratura di dettaglio dei puntoni diagonali, i pilastri esterni trilobati della facciata rivolta verso via Larga. Scattata dal tetto di una casa antistante, a circa 50 metri di altezza e 100 metri di distanza dal soggetto ritratto, la fotografia mette in evidenza l’esperienza del fotoreporter, la sua conoscenza di prospettive inconsuete che danno accesso a panorami non percorribili dai più. Lo scatto in bianco e nero realizzato poche ore dopo l’alba enfatizza la grana della facciata visibile nel costato dell’edificio, un dettaglio che ingaggia una mutua conversazione con un particolare di costato femminile alcuni scatti più avanti.

Fondazione Prada, Milano, febbraio 2026.
L’immagine, esemplificativa dello stile fotografico di Davide Canella, è il risultato di un equilibrio tra tre elementi portanti: la figura umana in primo piano, gli edifici alle sue spalle e l’ambiente che li contiene. Le architetture qui rappresentate sono molteplici e molto diverse tra loro per stile e periodo. Dalla costruenda nuova Torre Faro A2A, un tronco di cono alto oltre 140 metri progettato da ACPV Architects e visibile oltre Fondazione Prada, agli edifici museali che compongono il polo della stessa Fondazione, con i magazzini bassi della ex distilleria dei primi del Novecento, l’iconico edificio “Torre” rivestito in vernice in oro e la torre in cemento bianco di Red Koolhaas del 2018. L’uso del bianco e nero toglie la distrazione del colore che caratterizza la maggior parte degli stabili ritratti e aiuta l’occhio dell’osservatore a concentrarsi sulla galleria dei volumi e delle diverse forme delle architetture mentre la presenza umana in primo piano incerniera e connette l’ambiente in cui sono collocate le costruzioni.
Milano, vista da piazza Gae Aulenti, Milano, febbraio 2026.
La città di Milano alle 9:30 di mattina è una distesa di linee spezzate e curve, edifici che si allungano a perdita d’occhi verso l’orizzonte. La verticalità non è la nota dominante ma nei volumi che si intersecano senza soluzione di continuità emerge prepotente l’elemento umano che domina sul territorio. Le stratificazioni delle visuali e dei piani, come arterie di cemento e di vetro, sono espressione dell’abitativo e lavorativo che convivono modellando uno spazio emerso attorno a necessità di sviluppo economico. Come un formicaio che brulica di vite che si giustappongono e si intrecciano, le esistenze degli uomini che animano Milano scorrono in una coesistenza cresciuta con la città stessa.
Costato femminile. Costato numero 2, Milano, febbraio 2026.
Il ritaglio di costato è stato realizzato in interno con luce controllata, un macro tratto da un corpo femminile per porre l’accento sulla grana della pelle tesa sulle ossa della gabbia toracica. Il rimando è alla grana del cemento della facciata di Torre Velasca, un dettaglio reso scevro di qualsiasi rimando alla sessualità del soggetto per divenire limpida linea di contatto tra umano e artificiale. Il titolo dello scatto rimanda al Costato di Torre Velasca che apre “Cemento Vivo” ed esplicita il dialogo che Davide Canella ha voluto instaurare tra uomo e architettura, corpo e cemento.
«Io non vedo le mie immagini necessariamente in dittico ma certo con la serie “Cemento Vivo” ho voluto creare dei rimandi chiari» ha spiegato il fotografo introducendo questa immagine come memento, primo di una serie di immaginari segnalibro del dialogo ora aperto tra architettura e corpo umano. L’esplicitazione del collegamento semantizza tutto il percorso espositivo in quello che da qui in avanti sarà un continuo rimando tra geometrie e strutture ora umane ora artificiali.
Ponte Adriatico, Bari, marzo 2026.
Scattata a partire dall’ingresso del cimitero storico, la fotografia accompagna lo sguardo dell’osservatore che dal basso della strada sale seguendo la verticalizzazione suggerita dai piloni e dai cipressi per volgersi verso gli stralli del Ponte Adriano, collegamento viario tra la Fiera del Levante e il quartiere popolare di Poggifranco. L’attenzione è tutta dedicata alle strutture che sorreggono il ponte, le coste e i triangoli che ne compongono lo scheletro sotterraneo insieme alle colonne. Il ponte non ha una meta e si perde nel cielo bianco dell’orizzonte mentre la figura umana in primo piano funge nuovamente da raccordo tra gli elementi richiamando il precedente scatto alla Fondazione Prada così come gli elementi triangolari e le coste rimandano invece al Costato di Torre Velasca.

Davide Canella, "Ponte Adriatico"
Stadio San Nicola, Bari, marzo 2026.
Lo stadio di San Nicola a Bari, opera di Renzo Piano, fa da sfondo alle spoglie di un grande trullo diroccato, elemento connotante la terra di Puglia che nel tempo ha abbracciato nuovi stili di vita lasciando il passato al suo destino. Come in altri scatti, l’immagine si compone usando ambiente, cemento e figura umana, i tre elementi classici della fotografia di Canella. La presenza pesante, quasi teatrale del trullo è bilanciata ancora una volta dall’uomo in primo piano che funge da raccordo tra il grande stadio di sfondo e il rudere in primo piano nello scatto. Il trullo è dominato dallo stadio, come uno spazio privato che ha ceduto il passo a un luogo di comunità moderno e corale.

Chiesa di San Giovanni Bono, Milano, febbraio 2026.
Esempio di capolavoro brutalista realizzato da Arrigo Arrighetti nella seconda metà degli anni Sessanta, la chiesa è ritratta nella sua monumentale facciata. Un gigantesco triangolo in cemento armato alto 37 metri che svetta dominando il quartiere delle Barona a Milano in dialogo con un altro triangolo suggerito dalla fontana ai suoi piedi. Scelto da Canella per la sua geometricità in tensione verso l’alto, totalmente compreso nel suo ruolo di punto aggregativo per la comunità, l’edificio religioso non ha paura di essere quello che è: grande, imponente, di riferimento. Il luogo di culto spiega lo spazio e la storia in cui è inserito e la forma triangolare torna come elemento ricorrente che dialoga con il Ponte Adriatico di Bari, dominato da uno strallo triangolare e sorretto da altri elementi sempre della stessa forma geometrica, come con la Torre Velasca.
Porto di Bari, Bari, marzo 2026.
Realizzato al tramonto nel porto di Bari , lo scatto è dominato da un silo alto 32 metri di cemento decorato dal lavoro dello street artist Guido van Helten che nel 2024 è stato chiamato dalla città pugliese a eseguire una monumentale opera di celebrazione della storia millenaria di Bari. La fotografia si concentra sul dettaglio dell’opera realizzata sulle antiche strutture di stoccaggio ritraendo il volto umano di un pescatore le cui rughe d’espressione raccontano di una umanità intera evocata attraverso il lavoro. Il porto è animato da gru e argani ma per precisa scelta stilistica del fotografo il mare lo si può solo immaginare, la sua presenza è “fantasmatizzata”, smaterializzata, trasformando l’ambiente in un luogo di memoria prima ancora che di attività.
Pelle su cemento, Bari, marzo 2026.
Scatto realizzato nel centro storico presso il quartiere Murattiano vicino alla zona della stazione. Nell’immagine torna il dialogo materico tra cemento e pelle del corpo umano, tra la natura e il costruito. Come nello scatto Costato femminile è la tridimensionalità della superficie del soggetto ritratto che attira l’attenzione del fotografo, la grana della parete di tufo con le sue stratificazioni così come la mano aperta, grande e con le pieghe delle nocche ben in vista. Il dialogo tra organico e minerale è soggetto dello scatto come oggetto della stampa, realizzata su microcemento evidenziando il concetto.
Vista su quartiere Madonnella, Bari, marzo 2026.
L’immagine indulge sui tetti del quartiere barese della Madonnella, costruito in un unico intervento tra gli anni Venti e Trenta sotto la spinta del boom economico. Le nuove esigenze abitative hanno portato a immaginare e realizzare l’area in un unico momento sfruttando le proprietà del cemento che consentiva di edificare in fretta e, in questo caso specifico, indulgendo sul decorativo secondo il gusto dell’epoca. Oggi la Madonnella è parte della zona elegante della città, un quartiere residenziale vicino all’attuale centro storico di cui nello scatto si vede la torre dell’orologio del Palazzo della Provincia, poco distante dal famoso lungomare di Bari.

Bari Vecchia, Bari, marzo 2026.
Una figura in bicicletta evapora al tramonto nella sua stessa ombra mentre passa davanti a un’auto Panda parcheggiata contro un muro di tufo rimaneggiato più volte. La bicicletta è un elemento caratterizzante molti scatti di Davide Canella, che la riprende come soggetto in svariate altre occasioni, ma qui l’attenzione del fotografo, sempre in equilibrio tra i tre elementi uomo, ambiente e cemento, si allarga al grande muro di tufo, base per il colonnato in cemento che occupa quasi metà della fotografia. Lo scatto vuole riassumere il ruolo del cemento nella storia dell’umanità, elemento costruttivo che riprende e completa il discorso abitativo di Bari vecchia in un percorso che è iniziato con altri materiali, come il tufo, e nel cemento trova una nuova soluzione.
Milano, vista dal Belvedere di Palazzo Lombardia, Milano, febbraio 2026.
Al termine della giornata, con la luce del tramonto, Milano appare come un insieme di volumi accostati e stratificati, tanti edifici che contengono uomini e vite che si muovono come sostenuti da questa che è colonna portante della città: il cemento. Visibile e celebrato nella pianta urbana di Milano, il cemento cresce, si modella sulle esigenze dei cittadini e cambia in maniera dinamica come dinamica è la verticalizzazione rappresentata nella fotografia.
City Life, Milano, febbraio 2026.
L’ultimo scatto della serie “Cemento Vivo” riporta il discorso all’inizio. Davide Canella torna a parlare di struttura, di costato come scheletro portante del corpo di una torre. Nella Velasca lo scheletro era estroflesso, visibile e anche ostentato come forma e come funzione insieme, in questo ultimo scatto resta invece celato all’occhio dell’osservatore, presenza sostanziale ma silenziosa. La facciata di Torre Isozaky, di cui qui è ritratto l’ingresso nel quartiere City Life, parla invece i codici del nuovo Millennio, fatti di vetro e acciaio, esibendo tiranti in metallo e ampie vetrate lucide. Il cemento in questo scatto sembra superato come le vestigia del secolo passato ma ecco che invece, attraverso lo sguardo del fotografo, si rivela come la colonna vertebrale della struttura, non più a vista ma sempre essenziale. Protagonista discreto quanto imprescindibile anche per il futuro.
Chi è Davide Canella
Davide Canella è un fotografo italiano nato nel 1999 a Busto Arsizio. Ha intrapreso la carriera fotografica nel 2018 iniziando contestualmente gli studi accademici presso la CFP Bauer di Milano. Completati di studi fotografici nel 2020, si è subito approcciato al mondo del fotogiornalismo durante l’epidemia Covid collaborando con Agenzia Fotogramma di Milano e pubblicando su quotidiani nazionali come «Corriere della Sera», «la Repubblica», «L’Espresso» e «Il Giorno». Ha ricevuto la menzione speciale nel 2022 al “Premio Vergani” di Giornalismo Lombardo e il “Premio Giovani Generazione Lombardia” con “Dall’altra parte della Manica”, reportage nell’ex “giungla” campo profughi di Dunkerque sulla rotta migratoria della Francia settentrionale. È membro del collettivo fotografico indipendente MEMORA dal 2023, anno di fondazione dello stesso a Milano, e condivide con i membri del gruppo la volontà di focalizzarsi sulla documentazione dell’esperienza umana di fronte alle complessità e alle tragedie del presente. Attraverso una pluralità di linguaggi mediatici e diversi stili autoriali, pubblicando reportage su testate cartacee e online, MEMORA organizza eventi e dibattiti centrati sul racconto di storie individuali chiarificatrici di eventi collettivi. Esempio del modus operandi del collettivo è la mostra “Fede e Guerra” del 2025 realizzata presso la Fondazione Ambrosianeum a Milano. Davide Canella ha qui contribuito con il reportage “SIRIA INTIMA”, lavoro dello stesso anno incentrato sulle comunità cristiane nella Siria post regime Assad, immortalandone la dedicata fase di apparente ripresa del paese durante la crisi di Al-Sweida e gli ultimi tempi di indipendenza delle comunità Assire nei governatorati di Quamishlo e Al-Hasakah in Rojava. Collaboratore dell’agenzia di stampa nazionale ANSA e del quotidiano «Il Giorno» dal 2023, ha coperto i più importanti eventi nel Nord-Italia e Milano, mantenendo al sua attenzione sulla figura umana e la sottile linea rossa nelle tragedie e nei trionfi quotidiani della vita dietro le notizie.

In copertina: dettaglio dell’opera Milano, vista da piazza Gae Aulenti di Davide Canella.
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