Laureata in Ingegneria Civile con un Dottorato di Ricerca in Meccanica delle Strutture, ha perfezionato i propri studi presso il dipartimento di Scienza delle Costruzioni dell’Università di Bologna e l’Imperial College di Londra, dove ha svolto attività di ricerca nel campo della dinamica delle strutture e della meccanica della frattura. Da diversi anni collabora regolarmente con le principali riviste tecniche di ingegneria e architettura, efficienza energetica e comfort abitativo, come autrice di articoli e approfondimenti tecnici. Instancabile viaggiatrice, attualmente risiede a Verona.
Costruire sostenibile: il ruolo delle certificazioni per edifici e infrastrutture tra standard, numeri e materiali
Negli ultimi anni, le certificazioni di sostenibilità applicate a edifici e infrastrutture hanno assunto un ruolo sempre più centrale nel settore delle costruzioni, accompagnando una trasformazione guidata dalle politiche europee e nazionali orientate alla decarbonizzazione, alla trasparenza e alla misurabilità delle prestazioni. Il Green Deal europeo, la Tassonomia UE, la revisione della direttiva EPBD (“Case Green”) e, in Italia, il rafforzamento dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) hanno progressivamente ridefinito il concetto stesso di qualità del costruito, introducendo criteri sempre più stringenti lungo l’intero ciclo di vita delle opere.
In questo scenario, protocolli come LEED, BREEAM, WELL ed Envision – insieme ai sistemi nazionali come GBC Italia e ITACA – si affermano come strumenti in grado di tradurre questi obiettivi in requisiti tecnici verificabili. I numeri confermano questa evoluzione: a livello globale si contano oggi decine di migliaia di progetti certificati e centinaia di migliaia di edifici registrati, mentre in Italia il sistema GBC ha superato i 2.300 progetti tra registrati e certificati, per oltre 30 milioni di metri quadrati di superficie coinvolta.
Il contributo dei materiali alla sostenibilità
Le certificazioni non rappresentano più strumenti di nicchia, ma veri e propri riferimenti operativi per progettare, valutare e comunicare la sostenibilità del costruito. Non si limitano infatti ad attestare il rispetto di standard ambientali, ma consentono una valutazione integrata delle prestazioni lungo l’intero ciclo di vita di edifici e infrastrutture, includendo aspetti energetici, uso efficiente delle risorse, impatti ambientali, qualità degli ambienti interni e ricadute sociali.
Il peso strategico di questi strumenti emerge chiaramente considerando l’impatto del settore delle costruzioni, responsabile a livello globale di circa il 34-36% dei consumi energetici e del 37% delle emissioni di CO₂, a cui si aggiungono le emissioni incorporate nei materiali. In Europa, inoltre, i rifiuti da costruzione e demolizione rappresentano circa il 35-40% del totale, evidenziando la necessità di un cambiamento strutturale nel modo di progettare e costruire.
In tale prospettiva, il contributo della filiera dei materiali da costruzione diventa centrale. I materiali sono sempre più valutati per impatto ambientale, carbonio incorporato, durabilità e riciclabilità, fattori che incidono direttamente sulle prestazioni complessive e sul raggiungimento dei requisiti dei protocolli. L’offerta si orienta quindi verso soluzioni a minore impronta ambientale – inclusi cementi e calcestruzzi specifici – supportate da strumenti come LCA (Life Cycle Assessment) ed EPD (Environmental Product Declaration), che consentono di quantificare gli impatti lungo il ciclo di vita e facilitarne l’integrazione nei sistemi di rating e nei CAM.

Roberto Conte, pavimentazione drenante realizzata con il calcestruzzo i.idro DRAIN di Heidelberg Materials
I numeri delle certificazioni di sostenibilità
- Il sistema LEED (US Green Building Council) conta oggi oltre 105.000 edifici certificati e più di 197.000 progetti registrati in oltre 180 Paesi, per una superficie complessiva che supera i 29 miliardi di m².
- Gli Stati Uniti rimangono il più grande mercato al mondo per LEED, con oltre 50 milioni di metri quadrati lordi (GSM) di spazio certificato nel 2025, ma la Cina continentale conquista ancora una vlta il primo posto nella lista annuale al di fuori degli Stati Uniti, seguita dall’India, con il Vietnam che si assicura un posto nella top 10 per la prima volta.
- In Europa, nel 2025, Paesi come Svezia, Spagna e Italia si confermano tra i più attivi nella diffusione della certificazione LEED nel real estate sostenibile.
- Il protocollo BREEAM (UK) ha certificato oltre 600.000 edifici a livello globale, con più di 2 milioni di edifici registrati in oltre 100 paesi, risultando uno dei sistemi più diffusi in Europa.
- Il sistema WELL, focalizzato su salute e benessere, è attualmente applicato in oltre 74.000 sedi in più di 137 Paesi, per una superficie complessiva superiore a 5,87 miliardi di piedi quadrati di spazi a livello globale.
- Il protocollo Envision, dedicato alle infrastrutture sostenibili, è oggi applicato ad oltre 479 progetti infrastrutturali nel mondo, soprattutto in Nord America ed Europa, 40 dei quali in Italia, con un ruolo crescente nei progetti pubblici e nelle opere strategiche.
Focus GBC Italia
- In Italia, i protocolli promossi da GBC Italia hanno raggiunto complessivamente oltre 2.300 progetti tra registrati e certificati, di cui 1.008 certificati e 1.301 in corso.
- La superficie complessiva coinvolta supera i 31,6 milioni di m², pari a una vera e propria città sostenibile da circa 450.000–500.000 abitanti;
- L’84,3% degli edifici certificati ha raggiunto i livelli più elevati (Gold o Platinum).
- Nel 2024, l’Italia si è collocata al:
o 1° posto in Europa per progetti certificati LEED;
o 8° posto a livello mondiale tra i Paesi LEED. - I protocolli nazionali GBC (Home, Historic Building, Quartieri, Condomini) evidenziano impatti significativi:
o -25/30% consumi di energia primaria
o -30/50% consumo di acqua potabile
o fino al 75% di recupero dei rifiuti da costruzione
L’Italia ha registrato 165 progetti certificati LEED nel 2025, per 1,917,660 mq, con un’attività di certificazione in crescita di circa il 12% annuo dal 2021, a dimostrazione di un impegno di mercato costante e strutturato nel tempo.
Sostenibilità e sistemi a punteggio: come funzionano
Le certificazioni ambientali si basano su sistemi di valutazione a punteggio che misurano in modo oggettivo il livello di sostenibilità di edifici e infrastrutture. Pur con differenze tra i protocolli, la logica è comune: la valutazione è articolata in macro-categorie – energia, acqua, materiali, qualità ambientale interna, sito e mobilità – all’interno delle quali specifici criteri trasformano prestazioni misurabili in punteggi.
La somma dei punteggi determina il livello di certificazione, articolato in più gradi, consentendo di valutare in modo integrato le prestazioni lungo l’intero ciclo di vita dell’opera. Il processo prevede la verifica documentale delle soluzioni adottate e la validazione da parte di enti terzi indipendenti, garantendo trasparenza e comparabilità. In questo modo, le certificazioni non sono solo strumenti di misurazione, ma veri e propri dispositivi operativi che orientano il progetto e supportano le decisioni in un’ottica di qualità e decarbonizzazione del costruito.
LEED: lo standard internazionale per la sostenibilità del costruito
Sviluppato dallo U.S. Green Building Council (USGBC) e gestito a livello globale da Green Business Certification Inc. (GBCI), LEED (Leadership in Energy and Environmental Design) è uno dei sistemi di rating volontari più diffusi al mondo, applicato in oltre 180 Paesi. L’attuale riferimento è la versione LEED v5, orientata a decarbonizzazione, analisi del ciclo di vita (LCA) e performance energetica reale.
Il protocollo è articolato in diversi schemi applicativi che coprono l’intero ciclo di vita del costruito – dalle nuove costruzioni (BD+C) agli interni (ID+C), fino alla gestione degli edifici esistenti (O+M) e alla scala urbana (ND, Cities and Communities) – consentendo di adattare la certificazione a differenti tipologie di intervento.
La valutazione si basa su un sistema a crediti (max 110 punti) distribuiti in categorie chiave come energia, acqua, materiali, qualità ambientale interna, sito e mobilità, con prerequisiti obbligatori e crediti opzionali. Il punteggio complessivo determina il livello di certificazione – Certified (da 40 a 49 punti), Silver (50–59), Gold (60–79) e Platinum (80 punti o più) – attraverso un processo che prevede verifica documentale e validazione da parte di GBCI.
Particolare rilievo è attribuito ai materiali e al ciclo di vita, con criteri che valorizzano l’uso di prodotti con EPD, contenuto riciclato e ridotto carbonio incorporato, in un’ottica LCA. Grazie alla sua struttura, LEED risulta pienamente allineato ai criteri ESG e rappresenta uno strumento efficace anche per dimostrare la conformità ai CAM. La sua ampia diffusione lo rende infine un riferimento consolidato per la qualificazione degli asset immobiliari e per l’accesso a strumenti di finanza sostenibile.

Andrea Cherchi, BAM - Biblioteca degli Alberi di Milano
BREEAM: il metodo europeo per la valutazione ambientale degli edifici
Sviluppato nel Regno Unito dal Building Research Establishment (BRE), BREEAM (Building Research Establishment Environmental Assessment Method) è il primo sistema di certificazione ambientale per edifici e rappresenta oggi uno dei protocolli più diffusi in Europa, con una presenza consolidata anche nel mercato immobiliare italiano.
Il sistema è articolato in diversi schemi applicativi che coprono le principali fasi del ciclo di vita dell’edificio – dalla progettazione (New Construction) alla gestione degli edifici esistenti (In-Use), fino agli interventi di riqualificazione – ed è caratterizzato da un’elevata adattabilità ai contesti locali, grazie allo sviluppo di versioni nazionali allineate alle normative e alle specificità climatiche e tecniche dei diversi Paesi.
La valutazione si basa su un sistema a crediti distribuiti in dieci categorie tematiche, tra cui energia, acqua, materiali, gestione, salute e benessere, trasporti, uso del suolo ed ecologia, rifiuti e inquinamento. A ciascun credito è attribuito un peso specifico, che concorre a un punteggio complessivo espresso in percentuale. Il livello di certificazione è determinato dalla performance raggiunta – Pass (≥30%), Good (≥45%), Very Good (≥55%), Excellent (≥70%) e Outstanding (≥85%) – attraverso un processo che prevede la verifica da parte di un BREEAM Assessor accreditato e la validazione finale da parte del BRE.
Uno degli elementi distintivi di BREEAM è l’approccio adattivo e contestuale, che consente di integrare la valutazione ambientale con le specificità locali, mantenendo al contempo un quadro metodologico coerente e comparabile a livello internazionale.
WELL: il protocollo per la salute e il benessere negli ambienti costruiti
Sviluppato dall’International WELL Building Institute (IWBI), WELL Building Standard è il primo sistema di certificazione interamente focalizzato sull’impatto degli ambienti costruiti sulla salute e sul benessere delle persone, con una diffusione crescente a livello globale, in particolare nei settori terziario e corporate.
Il protocollo è applicabile a diverse tipologie di edifici e spazi – tra cui uffici, scuole, strutture sanitarie, retail e residenziale – ed è utilizzato sia in nuovi progetti sia in edifici esistenti. Può inoltre essere integrato con altri sistemi di certificazione, come LEED e BREEAM, contribuendo a completare il profilo complessivo di sostenibilità degli interventi.
La valutazione si basa su un sistema articolato in dieci aree tematiche – aria, acqua, alimentazione, luce, movimento, comfort termico, suono, materiali, mente e comunità – che rappresentano i principali fattori in grado di influenzare il benessere degli occupanti. All’interno di ciascun ambito sono previsti requisiti obbligatori (Preconditions) e strategie opzionali (Optimizations), che contribuiscono al punteggio complessivo e determinano il livello di certificazione – Silver, Gold e Platinum.
Elemento distintivo del protocollo è la verifica delle prestazioni in esercizio, che include test in sito su parametri ambientali quali qualità dell’aria, illuminazione, comfort acustico e termico, consentendo di validare non solo le scelte progettuali ma anche le condizioni reali di utilizzo degli spazi. WELL introduce così una prospettiva centrata sull’utente, integrando dimensioni fisiche, psicologiche e sociali, e si configura come uno strumento sempre più rilevante nell’ambito delle strategie ESG, in particolare per la componente “Social”.

Roberto Conte, Ospedale San Cataldo, Taranto
Envision: il framework internazionale per la sostenibilità delle infrastrutture
Sviluppato dall’Institute for Sustainable Infrastructure (ISI) in collaborazione con lo Zofnass Program della Harvard Graduate School of Design, Envision è uno dei principali sistemi di riferimento a livello internazionale per la valutazione della sostenibilità delle infrastrutture. In Italia il protocollo è promosso e gestito da ICMQ.
Il sistema è applicabile a un’ampia gamma di opere infrastrutturali – tra cui strade, ferrovie, ponti, reti idriche ed energetiche – e accompagna il progetto lungo tutte le fasi del ciclo di vita, dalla pianificazione alla realizzazione e gestione, estendendo nelle versioni più recenti la valutazione anche alla fase costruttiva.
La valutazione si basa su una griglia di 65 criteri organizzati in cinque macro-categorie – qualità della vita, leadership, allocazione delle risorse, mondo naturale e clima e resilienza – che consentono di misurare le prestazioni del progetto secondo livelli progressivi, da improved fino a restorative, in un’ottica che considera non solo la riduzione degli impatti ma anche la capacità di generare valore ambientale e sociale. Il risultato finale è espresso come percentuale del punteggio massimo raggiungibile e determina il livello di certificazione – Verified, Silver, Gold e Platinum – al termine di un processo articolato in registrazione, autovalutazione, verifica e validazione da parte di un ente terzo indipendente.
A differenza dei protocolli per edifici, Envision adotta un approccio fortemente sistemico, integrando dimensioni ambientali, economiche e sociali con particolare attenzione alla resilienza, alla governance del progetto e al valore per le comunità. La diffusione del protocollo è supportata dalla figura dell’Envision Sustainability Professional (ENV SP), professionista qualificato che contribuisce all’integrazione dei criteri di sostenibilità nei progetti infrastrutturali, con oltre 11.000 professionisti certificati a livello globale e oltre 740 in Italia.

Roberto Conte, Ponte Genova San Giorgio
GBC Italia per l’edilizia sostenibile in Italia
GBC Italia (Green Building Council Italia) è l’organizzazione che promuove la sostenibilità nel settore edilizio italiano, sviluppando sistemi di certificazione ispirati al framework LEED ma adattati al contesto normativo, climatico e costruttivo nazionale, in coerenza con CAM, normativa tecnica e obiettivi europei.
Il sistema si articola in diversi protocolli dedicati a specifici ambiti di intervento: GBC Home per il residenziale, GBC Historic Building per la riqualificazione del patrimonio edilizio storico e GBC Quartieri per la scala urbana e i progetti di rigenerazione. Questa articolazione consente di applicare i principi della sostenibilità alle principali tipologie del costruito italiano, con particolare attenzione al patrimonio esistente.
La valutazione si basa su un sistema a crediti organizzato in aree tematiche quali sito, energia, acqua, materiali, qualità ambientale interna e innovazione, con prerequisiti obbligatori e crediti opzionali. Il punteggio complessivo determina il livello di certificazione – Bronze, Silver, Gold e Platinum – attraverso un processo di verifica documentale e validazione da parte di enti terzi indipendenti.
Elemento distintivo dei protocolli GBC è la capacità di integrare standard internazionali e specificità locali, con un approccio particolarmente rilevante negli interventi sul patrimonio storico, dove la sostenibilità è coniugata con la conservazione e la compatibilità degli interventi.
Heidelberg Materials (prima come Italcementi) è tra i soci fondatori del Green Building Council Italia.
ITACA: il protocollo pubblico per la sostenibilità edilizia
Il Protocollo ITACA, sviluppato dall’Istituto per l’innovazione e trasparenza degli appalti e la compatibilità ambientale (ITACA) in collaborazione con le Regioni e iiSBE Italia, è uno strumento di valutazione basato sulla metodologia internazionale SBTool, concepito per supportare le politiche pubbliche in materia di edilizia sostenibile.
Il sistema è applicato principalmente all’edilizia pubblica e residenziale – in particolare nei settori scolastico e sociale – ed è strutturato in modo modulare, così da poter essere adattato alle normative e alle priorità territoriali delle singole Regioni, risultando ampiamente utilizzato nei processi di valutazione e finanziamento.
La valutazione si basa su un approccio multicriterio articolato in aree tematiche quali qualità del sito, consumi energetici, uso delle risorse, carichi ambientali, qualità ambientale interna e qualità del servizio. Ogni indicatore è confrontato con un benchmark di riferimento e restituisce un punteggio su scala normalizzata da -1 a +5, che consente di misurare il livello prestazionale dell’edificio rispetto a uno standard definito.
Il protocollo si fonda su dati oggettivi e verificabili, con un approccio trasparente e replicabile, ed è frequentemente utilizzato come supporto nei bandi pubblici e nei programmi di finanziamento, anche in relazione ai requisiti dei CAM.
A differenza dei protocolli internazionali, ITACA si distingue come strumento istituzionale e orientato alla governance pubblica, capace di integrare la sostenibilità nei processi decisionali e nelle politiche territoriali, garantendo coerenza con il quadro normativo nazionale.

Roberto Conte, Scuola Secondaria, Dro (TN)
Certificazioni e materiali: un sistema integrato per la sostenibilità del costruito
Nel loro insieme, questi protocolli delineano un sistema articolato ma coerente, in grado di guidare il settore delle costruzioni verso modelli sempre più sostenibili, misurabili e trasparenti. In questo scenario, il contributo della filiera dei materiali diventa un fattore abilitante: la disponibilità di soluzioni a minore impatto ambientale, supportate da dati oggettivi lungo il ciclo di vita, rappresenta una leva fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi fissati dai sistemi di certificazione. In questa direzione si inserisce anche l’impegno di operatori come Heidelberg Materials, orientato allo sviluppo di cementi e calcestruzzi innovativi e alla messa a disposizione di strumenti come LCA ed EPD, che consentono di integrare in modo efficace i materiali nei principali schemi di rating e nei requisiti dei CAM.
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