Fabrizio Baleani si laurea in Filosofia all’Università di Macerata e si diploma al Master per l’Informazione Culturale promosso dall’Università di Urbino e dal Centro europeo per l’Editoria. Giornalista, ha scritto per service editoriali, radio, testate. Da gennaio 2021 si occupa come senior Advisor del settore delle relazioni con i media per la società di comunicazione LOV di Martina Tombolini. È stato redattore del Green TG, la prima web tv ecologica italiana. Ha collaborato all’ufficio stampa di imprese, enti, istituzioni che hanno promosso un forte impegno ambientale. È stato ufficio stampa ed editor per il marchio editoriale Fall in Lov. Ha diretto per la società Studio Graffa l’Accademia dell’editoria, una scuola di produzione e promozione libraria. È stato responsabile delle relazioni con i media e spin doctor politico seguendo numerosi candidati di diversi schieramenti a elezioni comunali (Genova, Trento), regionali (Marche Umbria, Liguria, Calabria, Veneto (2024-2025) politiche (2018, 2022) ed europee (2024).
Come concretamente la Tecnologia permette di migliorare l’interazione tra uomo e ambiente costruito?
«Mi permetta di aggiungere una parola alla sua domanda prima di rispondere. A mio parere occorre chiedersi come la tecnologia permette di migliorare ulteriormente l’interazione uomo ambiente. Oggigiorno molte nostre iterazioni con l’ambiente sono già mediate dalla tecnologia: gli smart speaker in casa sono già in grado di controllare molto dell’ambiente in cui viviamo e i nostri telefoni cellulari già modificano il nostro comportamento all’aperto. In casa, alziamo e abbassiamo le tapparelle, accendiamo e spegniamo le luci, regoliamo la temperatura dell’aria. In città, giriamo seguendo un percorso ottimizzato in base al traffico con il navigatore satellitare del nostro telefono, visitiamo musei con app che ci illustrano le opere e iniziano a esserci siti archeologici con sistemi di realtà mista per meglio fruire del patrimonio culturale archeologico. La visione più comune del futuro è quella di “un assistente” che impara come interagiamo con l’ambiente costruito e porta questa “esperienza” ovunque andiamo. Ad esempio, la camera d’albergo saprà la nostra temperatura interna preferita perché l’assistente l’ha “imparata” leggendo il nostro comportamento in casa e l’ha “comunicata” alla camera quando siamo entrati. Oltre agli esempi banali, come quello citato, ci potrebbero essere molteplici applicazioni per i soggetti deboli o malati, per i quali un ambiente costruito che si adatta a loro diventa vitale. Così come l’intelligenza artificiale “legge” le nostre preferenze nei siti di streaming di musica e film, così imparerà dai nostri comportamenti negli edifici per riproporci, ovunque siamo, esperienze simili compatibilmente con la tecnologia dell’edificio in cui ci troviamo».





