Da oltre 25 anni lavora nel marketing e nella comunicazione. È CEO di LOV, un’azienda di comunicazione che ha un approccio rivoluzionario al business basato sul concetto dell’amore. Come giornalista, ha curato e cura gli Uffici Stampa di alcune importanti realtà nazionali come il Consiglio Nazionale degli Ingegneri, UNI, Ente Italiano di Normazione, Consiglio Nazionale dei Chimici, FNOVI (Federazione Nazionale Ordine Veterinari Italiani), Gruppo Mauro Saviola. È tra le fondatrici del Green TG, prima web TV italiana dedicata ai temi ambientali. Da qualche anno si è specializzata nella comunicazione, promozione e sensibilizzazione delle tematiche di genere, con particolare riferimento alla UNI/PdR 125, per la quale ha gestito un road show itinerante nazionale per UNI “No Gender GAP: la parità di genere nei luoghi di lavoro” che ha coinvolto numerose regioni italiane. È membro della Consulta Donne Pari Opportunità del Comune di Osimo ed è Vice Presidente dell’Associazione INHUB.
Housing universitario e rigenerazione urbana con Manuela Manenti (MUR)
La casa è uno dei fondamenti del diritto allo studio. Da questa convinzione parte il confronto con Manuela Manenti, Commissario Straordinario del MUR per gli alloggi universitari e ingegnera con una lunga esperienza negli interventi di edilizia pubblica, anche legati alle emergenze sismiche. L’intervista approfondisce il futuro dell’housing studentesco in Italia e il ruolo del recupero del patrimonio edilizio esistente nella rigenerazione delle città. Dai nuovi posti letto finanziati attraverso il PNRR al riuso di edifici e aree dismesse, fino al ruolo delle opere pubbliche e delle scuole nella ripartenza dei territori colpiti da eventi calamitosi, emerge il valore dell’abitare e delle infrastrutture pubbliche per la qualità della vita e la coesione delle comunità.
Settembre 2026. Ragazze e ragazzi tornano ai loro studi. Si riavvia una normalità che in territori feriti da eventi calamitosi è stata accompagnata, ristrutturata, riparando la vulnerabilità fisica e contribuendo a far rimarginare quella sociale. Il compito è delicato. C’è bisogno di tatto, sensibilità, pragmatismo, acutezza e decisione. Sono le virtù di una “lady of emergence” esperta, spesso scelta per ritessere il filo delle abitudini collettive nei momenti più duri della vita civile. Ribattezzata “Miss Housing” dai media, Manuela Manenti, è una delle poche ingegnere di successo in un mondo di uomini e ha alle spalle numerosi incarichi svolti a servizio della Pubblica Amministrazione nel settore delle opere pubbliche. In particolare, si è occupata di interventi di edilizia scolastica, abitativa, pubblica, in relazione all’emergenza sismica che ha colpito l’Abruzzo nel 2009 e l’Emilia-Romagna nel 2012. Dal 2024, ricopre la carica di Commissario Straordinario per gli alloggi universitari, una figura voluta dalla ministra Anna Maria Bernini. «La casa – spiega – è uno dei fondamenti del diritto allo studio».

Che ruolo gioca secondo lei il recupero del patrimonio edilizio esistente nel trovare adeguata offerta di alloggi per gli studenti? Nel contesto delle norme che metteranno a terra gli interventi costruttivi si fa riferimento anche all’importanza dell’ecosostenibilità nelle nuove politiche abitative?
«Il Bando 481/24, promosso dal MUR, prevede un finanziamento PNRR di 1.200 milioni di euro per la realizzazione di 60.000 nuovi posti letto per studenti universitari meritevoli e meritevoli e privi di mezzi. Ora in realtà il bando originario si è sdoppiato in Bando 481/24 e Bando CDP. Ciascuno dei due prevede 30.000 posti letto, con tempistiche di messa a disposizione traslate di circa un anno. In particolare, per il Bando 481/24 gli alloggi devono essere realizzati attraverso il recupero. Gli edifici devono essere posti preferibilmente nei centri storici in modo che le sedi universitarie siano raggiunte utilizzando mezzi pubblici in tempi compatibili con le attività didattiche e la socializzazione degli studenti. Parimenti, essi possono essere realizzati attraverso il recupero di zone industrializzate dismesse (brownfield), cioè da bonificare e riqualificare. Per le residenze di nuova costruzione si prevede che non possano essere realizzate in terreni greenfield, ma in zone già antropizzate e urbanizzate. Per facilitare la riqualificazione e il riutilizzo come housing universitario di edifici e appartamenti non utilizzati, da riqualificare, il Bando è stato aperto a soggetti pubblici e privati. Essi possono presentare candidature per almeno 18 posti letto, anche nella forma di studentati diffusi. Dal punto di vista dell’ecosostenibilità, bisogna evidenziare che il gestore deve rispettare il principio del DNSH (Do No Significant Harm), un concetto fondamentale nelle politiche di sostenibilità, in particolare nel contesto europeo. Stabilisce che le attività economiche non devono arrecare un danno significativo agli obiettivi ambientali definiti dall’Unione Europea. Inoltre, vengono assegnati, in sede di valutazione delle candidature, punteggi per il gestore che migliora la classe energetica dell’edificio proposto a contributo».

franco ricci - stock.adobe.com, il Villaggio, nuovo studentato di Milano, Scalo Romana (ex Villaggio olimpico)
Questa esperienza potrebbe dare spunti sensibili in materia legislativa sulla rigenerazione delle città, in senso più ampio?
«Certamente. La rigenerazione urbana, da ogni punto di vista, intesa come riutilizzo virtuoso del patrimonio edilizio esistente, deve essere presa come una base per aprire e riaprire le città a nuovi sviluppi. Le buone esperienze fanno da riferimento ad altre esperienze, o a nuove leggi, e contribuiscono potenzialmente a migliorare le soluzioni urbanistiche. Il Paese, nelle sue diverse sensibilità, ha accolto favorevolmente il bando Pnrr sull’housing universitario e questo è indicativo del consenso che un approccio di recupero sta suscitando. La rigenerazione urbana è il percorso da preferire perché mette insieme tutti gli elementi dell’efficienza e della qualità della vita, dalla sostenibilità al benessere del vivere in casa, dall’uso di energia pulita al decoro degli edifici, fino a una migliore connessione con i servizi della città, a cominciare dai trasporti. Elementi che sono ormai considerati qualificanti di una città a misura d’uomo».
È percorribile l’ipotesi di coinvolgere un maggior numero di attori nella realizzazione dei posti letto facendo aderire anche gli Atenei e i Comuni e altri enti territoriali, ad esempio? La mission della realizzazione di 60.000 posti letto per gli studenti è in via di raggiungimento?
«Forse non tutti sono a conoscenza che l’avviso 481/24 era aperto a soggetti pubblici e privati, pertanto anche ad Atenei, Comuni e altri enti territoriali. Qualche Ateneo, Comune ed Ente ha partecipato al Bando. Ovviamente, la percentuale di partecipazione di questi ultimi non è stata alta, probabilmente a causa della partecipazione ad alte misure PNRR, o per mancanza di tempo utile per seguire l’iter procedurale del Codice contratti. La missione della realizzazione di 60.000 posti letto per gli studenti è in fase di raggiungimento. Il Ministero dell’Università e della Ricerca, per consentire anche agli interventi più articolati e con un numero di posti letto particolarmente elevato di arrivare a compimento, ha deciso, in accordo con la Commissione europea, di rimodulare il target associato alla Riforma 1.7 che prevede oggi l’obiettivo di messa a disposizione di 30.000 posti letto per studenti al 31 agosto 2026. La dotazione finanziaria della misura è pari a 599 milioni di euro. Contestualmente, è previsto il “Fondo per gli alloggi destinati agli studenti”, al quale è stata destinata la restante quota di 599 milioni di euro. La legge di bilancio 2026 ha assegnato alla Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. l’attuazione del predetto investimento, destinato a sostenere interventi con orizzonte temporale più esteso per la messa in disponibilità di ulteriori 30.000 posti letto per studenti universitari entro il mese di giugno 2027. La nuova misura consentirà quindi alle candidature più complesse di accedere al contributo agevolativo e mettere in disponibilità le residenze studentesche in un orizzonte temporale più ampio rispetto a quello originariamente previsto».

Lei è esperta di situazioni critiche e di interventi pubblici che necessitano di ingenti finanziamenti e burocrazie attente. Perché nel nostro Paese si impiegano molti anni a realizzare un’opera pubblica e solo in situazioni emergenziali i tempi si riducono sensibilmente?
«La risposta è abbastanza semplice: in situazioni emergenziali vengono adottate obbligatoriamente alcune deroghe (di volta in volta diverse secondo l’emergenza in atto) che non sono previste in situazioni di normale programmazione degli interventi pubblici e nelle successive fasi autorizzative, di controllo, progettazione, individuazione dell’operatore economico, direzione lavori e collaudazione. L’iter burocratico e i tempi occorrenti per avere le varie autorizzazioni per la realizzazione di un’opera pubblica spesso si sommano fino a diventare insostenibili se la si vuole realizzare in tempi brevi, senza contare il dibattito politico che non sempre favorisce la realizzazione di un’opera che diventa indispensabile o inutile a seconda di chi la propone».
In diverse interviste lei ha dichiarato che dopo un evento traumatico – come un terremoto – il punto di ripartenza per ogni territorio coincide con la riapertura della scuola. Può spiegarci perché?
«La scuola è il primo elemento di aggregazione e di ritorno alla normalità, soprattutto per i più piccoli, che, con il sisma, conoscono per la prima volta la paura di perdere la casa, i padri le madri, i fratelli, le sorelle, gli amici e i luoghi di riferimento. Sono come immersi in una brutta favola, di cui non percepiscono il lieto fine. Con la scuola riprendono la quotidianità, rivedono i compagni che hanno vissuto le stesse paure. Timori che vengono, pertanto, superati insieme. I genitori a loro volta, per il bene dei figli, tendono a ritornare nei luoghi di origine e si riallacciano i rapporti, in seno alla comunità, che erano stati interrotti dal sisma».

Roberto Conte per Heidelberg Materials, Scuola di Piazza del Galdo a Mercato San Severino (SA)
A proposito di formazione. In Italia, considerando la popolazione di giovani adulti (25-34 anni), tra le donne solo il 16,6% ha un diploma/laurea nelle discipline STEM, a fronte del 34,5% degli uomini. Cosa manca, a suo avviso, per percorsi più paritari? Nel corso della sua carriera, si è mai sentita discriminata rispetto ad un uomo?
«Sfatiamo prima di tutto un mito: non è assolutamente vero che le donne e le ragazze non siano portate per le materie STEM. Mancano invece i servizi alle famiglie adatti a supportarle nella loro attività lavorativa se vogliono intraprendere una facoltà STEM che spesso è più assorbente, in termini di tempo e impegno, rispetto ad altre discipline. Talvolta sono le donne a occuparsi prioritariamente dell’accudimento dei figli o dei genitori anziani. Sebbene le nuove generazioni tendano a dividersi sempre di più equamente gli impegni familiari, tuttavia la crescita dei figli è un impegno importante per le famiglie e spesso sono proprio le donne a rinunciare alla carriera. Purtroppo! Per quanto riguarda la parte più personale della sua domanda, mi sono laureata in ingegneria nel marzo 1981. In quegli anni, non era frequente vedere in cantiere una “ragazza” che dirigeva i lavori per realizzare un progetto di cui, magari, era anche l’autrice. Tuttavia, non sono mai stata discriminata dagli operai, che sanno distinguere chi sa fare un mestiere da chi non lo sa fare, a prescindere dal sesso. So che ci sono ragazze, donne che patiscono una discriminazione anche dal punto di vista della parità nei compensi, soprattutto nelle attività private, meno controllate. Ho avuto la fortuna di incontrare persone che hanno visto un me un’ingegnere (con l’apostrofo) una collega e dunque, in buona sostanza, non ho subito nessuna discriminazione. Quando qualcuno si è azzardato a discriminarmi, mi sono difesa, anche con l’ironia. Ma so che spesso non basta! Ho conosciuto la situazione di colleghe o donne che si sono imbattute in persone ignoranti che non hanno saputo o voluto riconoscere il loro valore e le hanno messe da parte, magari solo perché erano in attesa di un figlio. Peccato per le persone ignoranti, non educate a vedere al di là degli stereotipi, peccato per il mondo che ha perso la possibilità di crescere attraverso l’intelligenza di una donna».
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