Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all’Università degli Studi di Milano nel 2022, ha sviluppato fin da subito un forte interesse per le dinamiche della comunicazione istituzionale e delle relazioni pubbliche. Il suo percorso professionale è iniziato con un tirocinio presso le Nazioni Unite a New York, esperienza che le ha consentito di confrontarsi con un contesto internazionale e approfondire temi di rilievo globale. Successivamente ha maturato esperienza nel campo delle relazioni istituzionali presso un’associazione di categoria del settore finanziario. Appassionata di giornalismo e storytelling, durante il periodo universitario ha collaborato con diversi think tank, contribuendo alla redazione di articoli e analisi su tematiche legate alla sostenibilità e ai diritti umani. Da gennaio 2026 è parte del team Comunicazione di Heidelberg Materials Italia, dove si occupa in particolare di Public Affairs.
Città più calde, soluzioni innovative: il ruolo delle pavimentazioni
Il fenomeno dell’isola di calore urbano rappresenta una delle principali sfide climatiche per le città. Accanto a strategie come il rinverdimento urbano e l’ampliamento degli specchi d’acqua, le pavimentazioni stanno emergendo come una leva particolarmente efficace per ridurre il surriscaldamento urbano e migliorare il comfort degli spazi pubblici. Un approfondimento sul ruolo del calcestruzzo e delle soluzioni drenanti come i.idro DRAIN nella progettazione di città più fresche, resilienti e vivibili.
Il ritorno della stagione estiva riaccende i riflettori sul problema del cambiamento climatico e sulle sue conseguenze per ecosistemi e popolazioni. Non si tratta più di scenari futuri ma di impatti ormai evidenti e tangibili: temperature record, un aumento degli eventi estremi e un numero crescente di persone esposte ai loro effetti, soprattutto nelle aree più vulnerabili. Secondo i dati della compagnia assicurativa internazionale Munich Re, nel 2024 i disastri naturali hanno generato, a livello globale, perdite economiche per circa 320 miliardi di dollari, a conferma che il cambiamento climatico non è più una minaccia futura, ma una realtà presente che richiede risposte concrete. Anticiparne i rischi consentirebbe di risparmiare fino al 75% dei costi legati alla gestione dei danni post-emergenza.
Lo scenario è confermato dallo European State of the Climate Report 2025, il report europeo sul clima, che indica il 2025 come il terzo anno più caldo mai registrato, dopo il 2024 e il 2023. Il triennio 2023-2025 è il primo nella storia in cui la temperatura media globale ha superato la soglia di 1,5°C rispetto all’era preindustriale definita dall’Accordo di Parigi. In questo contesto, l’Europa si distingue come il continente che si scalda più rapidamente, registrando negli ultimi cinque anni un aumento medio di +2,5°C rispetto all’era preindustriale, circa il doppio della media globale di +1,4°C.
A livello nazionale, un’indagine condotta da Legambiente sul 2025 ha censito 376 eventi climatici estremi, con una crescita particolarmente marcata proprio dei fenomeni legati alle temperature record (+94%). Il Nord del Paese risulta l’area più esposta, con la Lombardia in testa alla classifica a livello regionale e Milano tra le città maggiormente colpite.

Cos’è l’isola di calore urbano
Le temperature elevate rappresentano una criticità particolarmente acuta nei centri urbani, dove si manifesta il fenomeno microclimatico dell’Isola di Calore Urbano (Urban Heat Island – UHI), che comporta un surriscaldamento locale con un aumento della temperatura fino a 4-5°C rispetto alle zone periferiche o alle campagne. Le cause sono molteplici: la ridotta ventilazione, l’effetto “trappola” generato dagli edifici, il calore prodotto dalle attività umane, le caratteristiche dei materiali edilizi e la scarsità di vegetazione. Strade, edifici e superfici asfaltate assorbono la radiazione del sole durante le ore diurne e la rilasciano lentamente sotto forma di calore, determinando un incremento delle temperature medie dell’aria superiore ai 3°C, e un’escursione termica giornaliera che può raggiungere i 12°C.
Il Panel Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC) sottolinea la crescente criticità del fenomeno, prevedendo che entro il 2100 circa tre quarti della popolazione mondiale sarà esposta a condizioni di caldo e umidità eccessivi. Le città, in particolare, subiranno un livello di stress termico fino al doppio rispetto alle aree rurali, con conseguenze rilevanti in termini di salute pubblica, tra cui un aumento dei livelli di mortalità e delle patologie correlate al caldo, soprattutto tra anziani e bambini piccoli. Questi rischi appaiono già piuttosto strutturali e in crescita costante: la quota di popolazione urbana esposta ad almeno otto giorni l’anno di caldo estremo (ossia sopra i 35°C) passa dal 66% in uno scenario di +1,5°C fino all’85% con +3°C di riscaldamento globale.
In Italia, una ricerca coordinata dal CNR-IBE, in collaborazione con ISPRA, ha mappato le isole di calore sul territorio nazionale, evidenziandone una presenza diffusa in tutti i capoluoghi analizzati, indipendentemente dalla posizione geografica. I divari termici tra centro e periferia sono particolarmente marcati a Genova e Torino, dove raggiungono gli 8-9°C.
Non fa eccezione Milano, dove circa il 72% del territorio comunale risulta urbanizzato e occupato da materiali che assorbono e accumulano la radiazione solare. Il capoluogo lombardo registra uno scarto termico medio pari a 4.3°C, con differenze di temperatura tra aree verdi e superfici edificate che possono toccare i 10°C. Non sorprende, quindi, che una notizia recente segnali temperature estreme lamentate dai negozianti di via Cesare Correnti, percorsa da una superficie che, sotto il sole diretto, può raggiungere i 70 gradi, mettendo a dura prova la vivibilità della zona. A fronte di queste “isole di calore” si distinguono le cosiddette “isole verdi”, naturalmente più fresche, che tuttavia coprono solo il 26% del territorio urbano milanese, a differenza del 30-35% di città come Roma e Napoli.

Città più fresche: l’impegno di Milano e Roma
Per far fronte al problema dell’eccessivo calore nei centri urbani, molte città stanno adottando strategie integrate. In alcune realtà internazionali è stata introdotta la figura del Chief Heat Officer (CHO), incaricata di coordinare e accelerare le politiche di protezione dal caldo estremo a beneficio dei residenti.
Tra le soluzioni più diffuse figurano il rinverdimento urbano e l’ampliamento degli specchi d’acqua, misure contemplate anche dal Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC) approvato nel 2023. Tuttavia, nei contesti centrali tali operazioni possono risultare di non facile realizzazione a causa di vincoli della pianificazione urbana, soprattutto per le città italiane per motivi di tutela storica e culturale.
Per questo motivo, cresce l’attenzione verso le pavimentazioni urbane, che rappresentano una leva particolarmente efficace per contrastare il problema dell’isola di calore. Infatti, i materiali utilizzati influenzano l’interazione con la radiazione solare, che può essere assorbita, riflessa o rimessa sotto forma di calore, determinando così la temperatura superficiale e quella dell’ambiente circostante. L’utilizzo di una superficie impermeabile e scura contribuisce ad aumentare l’accumulo di calore, a differenza di pavimentazioni chiare, permeabili e drenanti.
Su questo, Roma si è dimostrata particolarmente attiva con la realizzazione dell’Atlante delle pavimentazioni che riducono il surriscaldamento estivo nelle aree urbane. Il documento, frutto della collaborazione tra il Comune di Roma Capitale e l’Università La Sapienza, rappresenta uno dei tasselli più significativi della Strategia di adattamento climatico approvata dall’Assemblea Capitolina nel 2025, con l’obiettivo di guidare gli interventi di riqualificazione urbana in chiave climatica. L’Atlante si concentra in particolare sul ruolo delle superfici pavimentate nell’influenzare la temperatura percepita negli spazi aperti, proponendo un repertorio ragionato di materiali e soluzioni tecniche capaci di ridurre l’apporto di radiazione solare. Heidelberg Materials Italia vi figura con alcuni prodotti rappresentativi: un calcestruzzo tradizionale per pavimentazioni Pavimix e il calcestruzzo drenante i.idro DRAIN che rispetta il ciclo naturale dell’acqua.
In questa logica si inserisce la riqualificazione di Villa Glori a Roma, dove i.idro DRAIN nella versione bianca è stato impiegato per il rifacimento di circa 5.000 metri quadri di percorsi interni, sostituendo le superfici asfaltate con una pavimentazione permeabile coerente con il disegno storico del parco. I risultati sono stati immediati: le rilevazioni di temperatura condotte nella stessa villa, in pieno sole, hanno registrato una differenza fino a 20°C tra asfalto e calcestruzzo drenante bianco. Una scelta che secondo l’Assessorato all’Ambiente di Roma conferma il valore e la qualità delle scelte progettuali fatte.

Anche Milano sta portando avanti diversi progetti per contrastare le isole di calore. “ForestaMi”, avviato nel 2018, punta alla piantagione di tre milioni di alberi entro il 2030. La città è inoltre coinvolta nel progetto Metro Adapt, che mira a rafforzare le strategie di adattamento climatico attraverso strumenti condivisi e una governance coordinata tra enti locali, promuovendo la diffusione di buone pratiche e lo sviluppo di Nature-Based Solutions per ridurre il rischio di allagamenti e contrastare le isole di calore. Parallelamente, il progetto ClimaMi, giunto alla fase conclusiva, si concentra sulla raccolta e l’analisi dei dati climatici urbani, con particolare attenzione alle precipitazioni, per supportare la progettazione di sistemi di drenaggio e la gestione delle acque meteoriche.
Agli interventi di forestazione urbana si affiancano sempre più le soluzioni per pavimentazioni che riflettono il calore. Un esempio significativo è l’utilizzo di i.idro DRAIN nell’area del labirinto della Biblioteca degli Alberi. Più recentemente, il prodotto di Heidelberg Materials è stato scelto dalla Città Metropolitana di Milano per due piste ciclabili, la Linea 6 e 7 nell’ambito del progetto “Cambio”.

Andrea Cerchi
i.idro DRAIN come soluzione al calore urbano
Il calcestruzzo drenante i.idro DRAIN, sviluppato nei laboratori di Heidelberg Materials Italia, è un calcestruzzo preconfezionato caratterizzato da un’elevatissima capacità drenante, fino a cento volte superiore a quella di un terreno naturale. Grazie a uno specifico mix design, consente il passaggio diretto dell’acqua meteorica attraverso la pavimentazione, restituendola al terreno sottostante e contribuendo al rispetto del ciclo naturale dell’acqua, con benefici concreti in termini di gestione delle acque e invarianza idraulica.
In particolare, la risposta termica di una superficie dipende da due proprietà fisiche fondamentali: l’albedo (o riflettanza), che misura la quota di radiazione solare riflessa, e l’emissività termica, che esprime la capacità di rilasciare il calore assorbito. La loro combinazione è sintetizzata dall’Indice di Riflettanza Solare (SRI); un valore elevato indica materiali che rimangono più freschi.
Le pavimentazioni in i.idro DRAIN concorrono alla mitigazione del surriscaldamento urbano grazie a una combinazione di fattori, quali la colorazione naturalmente chiara del cemento, associata a un SRI conforme ai Criteri Ambientali Minimi (CAM), la struttura drenante ad alta porosità e la capacità di mantenere temperature superficiali significativamente inferiori rispetto alle pavimentazioni bituminose tradizionali.
Le analisi tecniche ne confermano l’efficacia in termini termici. È stato infatti dimostrato che le pavimentazioni i.idro DRAIN sono in grado di ridurre la temperatura superficiale fino a 30°C durante la stagione estiva, rispetto ad una normale pavimentazione in asfalto che, nelle giornate più calde, può superare i 60°C. In termini di riflettanza, i.idro DRAIN presenta valori di SRI sempre superiori a 29, pienamente conformi ai requisiti CAM per le superfici esterne. Il valore varia in funzione della colorazione, attestandosi a circa 33 per i.idro DRAIN grigio e circa 46 per i.idro DRAIN bianco, confermando il vantaggio delle pavimentazioni chiare.
La sua formula permette inoltre resistenze meccaniche adeguate a pavimentazioni urbane, che rendono il materiale idoneo per pavimentazioni pedonali e carrabili leggere, assicurando sicurezza, regolarità della superficie e durabilità nel tempo. Queste caratteristiche consentono al calcestruzzo drenante di integrarsi pienamente con le esigenze di carrabilità e fruizione dello spazio pubblico, conservando al contempo un’elevata valenza estetica e una buona compatibilità paesaggistica.
In copertina: © Lorenzo De Simone, il Labirinto in i.idro DRAIN della Biblioteca degli Alberi di Milano.
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