Fabrizio Baleani si laurea in Filosofia all’Università di Macerata e si diploma al Master per l’Informazione Culturale promosso dall’Università di Urbino e dal Centro europeo per l’Editoria. Giornalista, ha scritto per service editoriali, radio, testate. Da gennaio 2021 si occupa come senior Advisor del settore delle relazioni con i media per la società di comunicazione LOV di Martina Tombolini. È stato redattore del Green TG, la prima web tv ecologica italiana. Ha collaborato all’ufficio stampa di imprese, enti, istituzioni che hanno promosso un forte impegno ambientale. È stato ufficio stampa ed editor per il marchio editoriale Fall in Lov. Ha diretto per la società Studio Graffa l’Accademia dell’editoria, una scuola di produzione e promozione libraria. È stato responsabile delle relazioni con i media e spin doctor politico seguendo numerosi candidati di diversi schieramenti a elezioni comunali (Genova, Trento), regionali (Marche Umbria, Liguria, Calabria, Veneto (2024-2025) politiche (2018, 2022) ed europee (2024).
Qual è il futuro delle imprese edili in un mercato sempre più green?
«In questo ambito specifico occorre considerare le prestazioni di circolarità e di carbonizzazione. Dal primo punto di vista, il settore è messo abbastanza bene perché punta su prodotti durevoli e riciclabili e oggi sta aumentando la quota di riciclato, nonostante il processo sia lento per ragioni normative che complicano le procedure di end of waste (fine della qualifica di rifiuto dopo un trattamento di riciclo). Abbiamo un buon livello quantitativo che sa competere con i settori omologhi europei. Andiamo un po’ peggio sul fronte qualitativo, ovvero sull’utilizzo dell’aggregato riciclato, sul suo impiego considerato spesso di bassa qualità (riguarda infatti sottofondi stradali, riempimenti ecc…). Molti si stanno impegnando per un netto miglioramento in tal senso, specialmente sotto il profilo della circolarità. Diverso è il discorso delle prestazioni di carbonizzazione. Ormai l’impresa dei materiali è non solo circular, ma anche low carbon. Il processo di produzione del cemento, e del clinker come sua componente base, come sappiamo è ad alta emissione, da processo, di CO2. Quali sono le possibili soluzioni? Esse risiedono sia nella riduzione del clinker con alcuni sistemi produttivi che ne diminuiscano la quota presente, sia nelle innovazioni della ricerca green che stanno conducendo a incoraggianti esiti sperimentali di prospettiva. Questi ultimi vanno in parallelo con l’evoluzione di tecniche per la cattura delle emissioni di CO2 e il loro riutilizzo in altri processi. Si tratta di tecnologie denominate di CCS o CCUS che comportano, appunto, la cattura o il sequestro del carbonio e potrebbero essere applicate anche alla produzione del cemento».




