Architetto e dottore di ricerca in Storia dell’architettura e dell’urbanistica, si laurea e si abilita all’esercizio della professione a Torino. Iscritta all’Ordine degli architetti di Torino, lavora per diversi studi professionali e per il Politecnico di Torino, come borsista e assegnista di ricerca. Ha seguito mostre internazionali, progetti e pubblicazioni su Carlo Mollino e dal 2002 collabora con “Il Giornale dell’Architettura”, dove segue il settore dedicato alla formazione e all’esercizio della professione. Dal 2010 partecipa attivamente alle iniziative dell’Ordine degli architetti di Torino, come membro di due focus group (Professione creativa e qualità e promozione del progetto) e giurata nella 9° e 10° edizione del Premio Architetture rivelate. Nel 2014 fonda lo studio Comunicarch con Cristiana Chiorino, che, focalizzato sulla comunicazione dell’architettura, fa anche parte del network internazionale Guiding Architects. Co-fondatrice nel 2017 dell’associazione Open House Torino, è attualmente caporedattrice de “Il Giornale dell’Architettura” e curatrice de “Il Giornale dell’architettura, il nostro primo podcast”.
Emanuele Bortolotti, AG&P greenscape: il paesaggio è un progetto urbano e territoriale
I primi 40 anni di AG&P greenscape raccontano un’evoluzione che dal giardinismo arriva al paesaggio come infrastruttura, diritto e progetto urbano condiviso.
Fondato nel 1986 da lei e Paolo Villa a Milano, AG&P (Architettura dei Giardini e del Paesaggio) festeggia quest’anno i suoi primi 40 anni. Un compleanno importante: quale bilancio è possibile fare della strada fatta fin qui?
Il bilancio è importante non solo per la crescita dimensionale dello studio, con una sede anche a Torino, ma soprattutto perché la storia di AG&P greenscape è strettamente intrecciata all’evoluzione della professione del paesaggista in Italia, un percorso che ci è stato chiesto di raccontare da AIAPP lo scorso dicembre alla Triennale di Milano (all’interno del convegno “Innovare il passato / conservare il futuro” che ha chiuso le celebrazioni dei 75 anni AIAPP con un omaggio a Paolo Villa, presidente nazionale dal 2012 al 2016, NdR). Quando abbiamo iniziato, nel 1986, il paesaggismo in Italia era ancora fortemente legato all’idea di giardino: un approccio certamente immaturo rispetto a quanto avveniva ad esempio nei paesi del Nord Europa. Anche noi, nella nostra prima fase, ci siamo occupati prevalentemente di giardini, ma nel tempo l’orizzonte si è ampliato in modo esponenziale. Oggi il paesaggio è infrastruttura, è sistema, è progetto urbano e territoriale. La nostra professione, un tempo poco conosciuta e scarsamente riconosciuta, è diventata necessaria, ricercata, centrale. Questo è il vero bilancio: uno studio che è cresciuto insieme al mercato, contribuendo anche a farlo evolvere, fino a rappresentare oggi una figura di paesaggista pienamente consapevole del proprio ruolo, oggi affermata, autorevole e quanto mai necessaria. AG&P si è evoluto insieme al paesaggismo italiano.

AG&P, Emanuele Bortolotti
Cosa è cambiato in questi decenni nell’approccio di progettisti, città, investitori nei confronti del verde e del paesaggio e quanto ancora deve essere fatto?
È cambiata innanzitutto la figura del committente. Non esiste più solo il privato che realizza il giardino per passione o rappresentanza, ma la committenza privata è un universo molto più ampio che comprende sviluppatori immobiliari, operatori turistici e alberghieri, aziende che chiedono di integrare nel paesaggio i loro impianti e comunicare un’identità, infrastrutture come viadotti e autostrade da inserire nel paesaggio. Poi ci sono le amministrazioni pubbliche e gli utenti finali che hanno assunto un ruolo centrale, perché oggi chiedono qualità dello spazio, benessere, natura. Sono infine entrati in gioco temi che prima non erano presenti: l’emergenza climatica, il paesaggio urbano come questione prioritaria, il welfare aziendale, la qualità dell’abitare. Ma anche il benessere nei luoghi di cura, nelle scuole e nei grandi spazi commerciali, che sempre più devono essere mitigati e accompagnati dal verde. La rigenerazione urbana non riguarda più solo gli edifici, ma il paesaggio nel suo complesso, compresi luoghi lontani dalle grandi città che, dopo la pandemia, stanno conoscendo nuove dinamiche di ripopolamento grazie alla possibilità di lavorare a distanza.

AG&P, Parco Te, Mantova
Rispetto a 40 anni fa, oggi il verde è diventato un materiale del costruito, un asset in grado di produrre valore. È cambiata, grazie a questo, anche la sensibilità dei committenti rispetto a una presenza che una volta era visto come un costo?
Sì, in modo radicale. Il verde non è più percepito come un costo accessorio possibile per pochi, ma come un elemento indispensabile per determinare la qualità della vita e dell’abitare. Inoltre, in molti processi autorizzativi la presenza del paesaggista è ormai indispensabile, come garanzia di qualità. Oggi la ricerca della qualità della vita, il desiderio di vivere a contatto con la natura hanno trasformato profondamente il modo di concepire il progetto. Non si tratta più di aggiungere verde, ma di costruire paesaggio sia urbano che extra-urbano.

AG&P, Parco delle Dune, Genova
Possiamo quindi parlare di un vero cambio culturale?
Sì, e questo ci permette di essere moderatamente ottimisti. Il verde – o meglio, la natura – è diventato un diritto. Nel nostro libro Il diritto alla Natura – per un nuovo paesaggio urbano abbiamo cercato di affermare proprio questo principio: il contatto con la natura è un diritto primario, al pari dell’istruzione o della salute. Non si tratta di interventi episodici o di mitigazione ambientale, ma di un approccio sistemico. La natura cura, migliora la qualità della vita, rende le città più resilienti. E per farlo servono strumenti progettuali, tecnici, normativi e culturali adeguati.

AG&P, Parco Te, Mantova
“Il diritto alla Natura – per un nuovo paesaggio urbano” è il titolo dell’ultimo libro che lo studio ha dedicato, in modo corale, a Paolo Villa. In che modo il “diritto alla natura” ridefinisce la progettazione delle infrastrutture verdi e blu nelle città contemporanee, andando oltre la semplice mitigazione ambientale e diventando una componente generativa del paesaggio urbano?
Il cambiamento fondamentale è nel punto di partenza: non si progetta più solo in risposta alle esigenze del committente, ma partendo dai bisogni della persona. Il paesaggio diventa diffuso, interconnesso, verde e blu insieme, capace di entrare e uscire dalla città. Questo significa superare la logica dell’episodio per costruire sistemi: reti ecologiche, spazi pubblici continui, infrastrutture verdi che dialogano con quelle blu. La cura del verde, come la qualità del suolo, è un tema fondamentale ancora troppo sottovalutato. Senza manutenzione, i progetti non durano, diventano insostenibili, falliscono. Il paesaggista deve pensare fin dall’inizio a come un luogo evolverà nel tempo, a come sarà curato, con quali risorse. Questo è uno dei cardini de “Il diritto alla Natura”: non basta realizzare spazi verdi, bisogna garantirne la vita nel lungo periodo.

AG&P, BAM Parco Biblioteca degli Alberi, Milano
Quanto conta oggi la dimensione tecnica e materiale del progetto di paesaggio?
Moltissimo. Negli ultimi decenni si è sviluppato un patrimonio di conoscenze tecniche fondamentale: verde pensile, sistemi per piantare in poca terra, la forestazione urbana, gestione e accumulo dell’acqua, irrigazione, acustica, illuminazione, arredo urbano. Un tema cruciale è quello del suolo, a lungo sottovalutato. Oggi parliamo molto di alberi, di ombra, di qualità dell’aria, ma il prossimo grande fronte sarà proprio il terreno: la sua qualità determina la salute della vegetazione, la qualità dell’ambiente e la riuscita dei progetti. Troppo spesso si realizzano parchi e giardini su terreni inadeguati, con risultati mediocri. In questo quadro, il tema delle pavimentazioni assume un ruolo strategico. La città contemporanea è fortemente impermeabilizzata e la riduzione del consumo di suolo passa anche dalla capacità di restituire permeabilità alle superfici. Le pavimentazioni drenanti non sono solo una soluzione tecnica, ma un dispositivo urbano fondamentale per la gestione delle acque meteoriche, per la ricarica delle falde, per la mitigazione delle isole di calore. Sono parte integrante di quella infrastruttura verde e blu che guarda al futuro delle città.

Barbara Frangi, AG&P, BAM Parco Biblioteca degli Alberi, Milano
L’attività pluridecennale dello studio non ha toccato solo il progetto e la trasformazione del territorio: lei è socio AIAPP e Paolo Villa (piante libere e felici) ne è stato rimpianto presidente nazionale, ricordato in una giornata di studi in Triennale che ha chiuso proprio con voi le celebrazioni dei suoi primi 75 anni. Quanto è importante l’impegno civile, soprattutto oggi?
È fondamentale. Il paesaggista ha un doppio mandato: progettare luoghi sostenibili, durevoli, e allo stesso tempo essere un guardiano della natura. Le pressioni economiche sono forti e spesso spingono verso soluzioni di breve respiro: oggi va di moda piantare alberi, boschi, 1.500, 3.000 alberi che nessuno poi guarda più. Il paesaggista deve pensare anche a questo, all’evoluzione nel tempo di progetti sostenibili. Deve tenere la barra dritta con impegno, cultura, responsabilità civile. Lavorare sulla rigenerazione, sulla ricucitura del paesaggio, sulla valorizzazione dell’esistente è parte integrante di questo mandato. Non si tratta solo di “per chi lavori”, ma di “per cosa lavori”. A noi interessa il lavoro di ricucitura, miglioramento, recupero, di rivalorizzazione dell’esistente. Il nostro mandato è quello di tutelare il paesaggio, progettando interventi che funzionino bene anche in futuro e non solo per chi ha possibilità di pagare tanto. Per fare un esempio, stiamo lavorando a un progetto di rinaturalizzazione della darsena di Milano, luogo bellissimo senza l’ombra di un albero che d’estate è diventato difficilmente frequentabile. Oggi difendere e implementare la natura urbana avviene non solo attraverso un buon progetto, una corretta realizzazione e una adeguata manutenzione. È fondamentale che le nuove realizzazioni verdi siano adottate dai cittadini e quindi difese. Questo si realizza attraverso il riconoscimento e l’appropriazione dei luoghi, ma anche attraverso processi di progettazione e realizzazione partecipate, da adulti, bambini e anziani.

AG&P, Parco delle Dune, Genova
Tra i progetti più noti in cui siete stati coinvolti, la Biblioteca degli Alberi di Milano rappresenta un caso emblematico. Cosa insegna questa esperienza?
Questo progetto assai complesso è stato realizzato dallo studio olandese Inside Outside – Petra Blaisse. AG&P greenscape ha vinto il concorso per la sua realizzazione e oggi abbiamo l’incarico per la supervisione della sua manutenzione. Durante l’esecuzione dei lavori, abbiamo quindi interpretato e definito il progetto originario, sviluppandolo progressivamente in ogni sua parte. Il tutto in una situazione impegnativa che imponeva molti vincoli, tra cui la realizzazione del parco su uno strato di terreno limitato e spesso poco adatto alle piantumazioni. Abbiamo affrontato tante problematiche operando in tempi stretti per la realizzazione di un parco che era destinato ad avere un carico antropico elevatissimo. La Biblioteca degli Alberi è anche un esempio che mette in luce un altro nodo carico di complessità, la gestione: un parco così, connotato ma dalla manutenzione difficoltosa e onerosa, può funzionare perché è sostenuto da un soggetto privato, la Fondazione Riccardo Catella, che lo anima con eventi, spettacoli e visite guidate aperte alla popolazione. Questo apre una riflessione importante sul futuro del verde urbano: servono nuovi modelli di collaborazione pubblico-privato, capaci di garantire qualità, cura e continuità nel tempo.

Mariagiusi Troisi, AG&P, BAM Parco Biblioteca degli Alberi, Milano
In questo scenario, in cui il paesaggio diventa infrastruttura e la qualità del suolo e delle superfici urbane assume un ruolo strategico, anche la scelta dei materiali è parte integrante del progetto. È in questa prospettiva che Heidelberg Materials Italia parteciperà a Myplant & Garden 2026, il più importante salone internazionale dedicato al mondo della progettazione, del paesaggio, dell’edilizia e del verde in Italia, in programma dal 18 al 20 febbraio alla Fiera di Rho Milano.
Durante la manifestazione sarà possibile approfondire caratteristiche tecniche e potenzialità applicative di i.idro DRAIN, soluzione drenante studiata per restituire permeabilità alle superfici, favorire la gestione delle acque meteoriche e contribuire alla mitigazione delle isole di calore urbano, migliorando al tempo stesso il comfort e la sicurezza degli spazi pubblici. I tecnici di Heidelberg Materials saranno a disposizione di progettisti e visitatori (Pad. 8 Stand A07-B07) per valutare insieme la possibilità di realizzare aree verdi, piste ciclabili per la mobilità lenta e sostenibile, giardini, aree di sosta, pavimentazioni ad alto valore estetico, con un nuovo approccio: dalla collaborazione nella fase progettuale alla scelta dei materiali, dalla finitura superficiale alla posa in opera in cantiere.
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In copertina: © Andrea Cerchi, BAM Parco Biblioteca degli Alberi, Milano


