Con oltre 15 anni di esperienza nello sviluppo di relazioni con i clienti in diversi settori, collega la crescita aziendale alla sostenibilità, trasformando esigenze complesse in opportunità concrete. Ricopre il ruolo di Key Account Manager presso LCA.no, realtà con sede in Norvegia ma con un posizionamento sempre più internazionale. LCA.no nasce come spin-off di NORSUS, uno dei principali istituti di ricerca europei nel campo dell’analisi del ciclo di vita (LCA) e della sostenibilità. Questa origine scientifica rappresenta un elemento distintivo fondamentale: l’approccio dell’azienda si basa su metodologie rigorose, dati verificabili e competenze consolidate, offrendo soluzioni affidabili in un contesto normativo sempre più complesso. Fondata nel 2016, LCA.no sviluppa strumenti SaaS (Software as a Service) progettati per semplificare e digitalizzare la gestione della documentazione ambientale. Le sue piattaforme permettono alle aziende di creare, gestire e aggiornare EPD, analisi LCA e report climatici in modo efficiente, scalabile e conforme agli standard internazionali, riducendo significativamente tempi e complessità operative. Per il mercato italiano, questo approccio rappresenta un vantaggio concreto: consente alle imprese, in particolare nei settori costruzioni, manifatturiero e industria, di affrontare con maggiore agilità le crescenti richieste normative (come CAM, DNSH e tassonomia UE), senza dover sviluppare competenze interne altamente specialistiche. Allo stesso tempo, la solidità scientifica derivata da NORSUS garantisce un elevato livello di credibilità, sempre più richiesto anche da clienti, partner e stakeholder italiani. Pur mantenendo il proprio quartier generale in Norvegia, LCA.no è oggi sempre più attiva e rilevante in Italia, dove la domanda di strumenti digitali avanzati per la sostenibilità è in forte crescita. L’azienda si posiziona quindi come ponte tra rigore scientifico nord-europeo e bisogni concreti del tessuto industriale italiano.
EPD e LCA nelle costruzioni: la trasparenza come vantaggio competitivo
Nel settore delle costruzioni, la sostenibilità non è più solo una dichiarazione di intenti: è diventata un requisito misurabile, documentato e verificabile. Al centro di questa trasformazione ci sono le EPD, Environmental Product Declarations, strumenti tecnici che stanno ridefinendo le regole del mercato.
I numeri parlano chiaro. EPD International, il programma globale più longevo, nato in Svezia nel 1998, ha superato quota 18.000 EPD valide e registrate a metà 2025, pubblicate da aziende in quasi 50 paesi. Solo nel 2025 sono state pubblicate 9.395 nuove EPD, un record assoluto. Il settore delle costruzioni è il motore principale di questa crescita: l’86% delle EPD emesse da EPD International nel 2025 riguardava prodotti da costruzione, a conferma del ruolo centrale che l’edilizia gioca nella transizione verso una maggiore trasparenza ambientale. Normative europee, criteri ambientali minimi, certificazioni di edificio e richieste della filiera stanno rendendo le EPD uno strumento sempre più strategico per accedere al mercato.
In Europa il quadro è altrettanto dinamico, con ogni paese che racconta una storia diversa ma convergente. In Germania, IBU ha pubblicato oltre 840 EPD nel solo 2024, superando le 4.700 dichiarazioni totali dal 2012. In Francia, la banca dati INIES contava al 31 dicembre 2024 oltre 6.300 registrazioni tra FDES e PEP per prodotti e attrezzature edili. Un caso particolarmente significativo è quello della Norvegia: EPD Global membro fondatore di ECO Platform conta oltre 8.600 dichiarazioni pubblicate a metà 2025, un numero straordinario per un paese di poco più di 5 milioni di abitanti. All’inizio del 2024 erano 370 le aziende che avevano pubblicato 3.259 EPD attraverso il programma, con una media di quasi 9 EPD per azienda, erano appena 3 nel 2013. Il salto vertiginoso che ne è seguito ha una spiegazione precisa: dal 1° gennaio 2024, gli acquirenti pubblici norvegesi sono tenuti a pesare i criteri ambientali e climatici per almeno il 30% nella valutazione delle gare d’appalto. Un segnale di cosa accade quando la regolazione pubblica entra davvero in gioco.
In Italia la traiettoria è la stessa. Al 1° giugno 2024, EPDItaly aveva pubblicato 542 EPD, coprendo 91 diverse tipologie di prodotto e servizio, con il 57% delle dichiarazioni conformi alla norma EN 15804. Analizzando la serie storica tra il 2018 e il 2023, emerge una crescita costante con un’accelerazione del 49% nel biennio 2022–2023 un segnale che il mercato si stava già muovendo verso una maggiore trasparenza ambientale ben prima dei nuovi obblighi normativi. A livello europeo, i dati di Eco Platform mostrano come il numero delle certificazioni sia raddoppiato nel giro di soli due anni.
Questo articolo spiega cosa sono, perché contano davvero e, soprattutto, come stanno già cambiando le scelte di chi progetta, acquista e costruisce. Lo facciamo attraverso la voce diretta di Giovanni Pinto di Heidelberg Materials Italia, azienda di materiali da costruzione che ha scelto di certificare i propri prodotti utilizzando il software LCA.no.

Cosa sono le EPD?
Una EPD (Environmental Product Declaration) è un documento standardizzato che comunica i dati ambientali di un prodotto lungo tutto il suo ciclo di vita: dalla produzione delle materie prime, al trasporto, all’uso, fino allo smaltimento finale. Si basa su una metodologia scientifica chiamata LCA (Life Cycle Assessment) e viene verificata da un ente terzo indipendente prima della pubblicazione.
A differenza del semplice greenwashing, dove le aziende dichiarano genericamente di essere “sostenibili”, una EPD riporta numeri precisi: quanta CO₂ equivalente viene emessa, quanta acqua viene consumata, quanto materiale viene estratto. È, in sostanza, la carta d’identità ambientale di un prodotto.
Le EPD seguono standard internazionali come ISO 14025 e EN 15804 (specifico per il settore edile). Ogni dichiarazione deve rispettare le regole di categoria di prodotto (PCR) definite per ogni tipologia merceologica.
Come avete deciso di avviare il processo di certificazione EPD per i vostri prodotti? È stata una scelta commerciale, normativa, o entrambe?
«La scelta è stata sia di tipo commerciale, che normativa. Le prime EPD sono state redatte diversi anni fa per promuovere dei prodotti innovativi come i cementi solfo-alluminosi e i calcestruzzi drenanti. Successivamente, con l’avvento dei C.A.M. e dei protocolli di sostenibilità delle costruzioni (LEED, BREEAM), si è deciso di passare alla certificazione EPD Process per strutturare tutto il processo di studio ed emissione delle dichiarazioni ambientali di prodotto».

Perché le EPD sono diventate indispensabili
Il mercato le chiede
La domanda di trasparenza ambientale è cresciuta in modo esponenziale. I progettisti che lavorano su edifici certificati LEED, BREEAM o DGNB necessitano obbligatoriamente di EPD per i materiali che specificano. I bandi pubblici europei stanno sempre più spesso richiedendo documentazione ambientale verificata come requisito di partecipazione.
Avete già ricevuto richieste di EPD da progettisti, general contractor o committenti pubblici? In quale contesto: appalti, green building, procurement privati?
«Riceviamo continuamente richieste di EPD da committenti pubblici e privati in misura maggiore per rispondere ai Criteri Ambientali Minimi e al green building, tuttavia sono sempre più numerose le aziende che richiedono le EPD per riprogettare i propri prodotti in ottica di miglioramento delle prestazioni ambientali soprattutto per le caratteristiche di circolarità e di minore impronta carbonica».

Roberto Conte, pavimentazione drenante realizzata con i.idro DRAIN per il lungomare di Barcarello, Palermo
La normativa europea sta accelerando
Il Green Deal europeo e il Regolamento sui Prodotti da Costruzione (CPR, revisione 2024) stanno spostando le EPD da opzione a obbligo. Il principio del Digital Product Passport, in fase di implementazione, richiederà che ogni prodotto immesso nel mercato UE abbia dati ambientali tracciabili e verificabili.
Cosa cambia con la nuova CPR (2024)
La revisione 2024 del CPR introduce tre cambiamenti pratici rilevanti per i produttori di materiali.
- Le prestazioni dichiarate devono essere coerenti con i requisiti dei codici edilizi nazionali, usando metodi di calcolo condivisi a livello europeo. Le EPD diventano il formato riconosciuto per comunicare queste prestazioni in modo comparabile tra paesi.
- Viene introdotto per la prima volta un requisito di base sulla sostenibilità ambientale (BR7), che obbliga a valutare i prodotti anche in termini di impatto lungo il ciclo di vita. Le norme armonizzate definiranno i metodi di calcolo in linea con EN 15804 e LCA, rendendo le EPD specifiche di prodotto lo strumento principale per dimostrare conformità.
- Il CPR si aggancia al Digital Product Passport (DPP), che richiederà dati ambientali strutturati e tracciabili per ogni prodotto immesso nel mercato UE. Chi ha già una EPD basata su dati reali di processo è, di fatto, già pronto. Chi si muove oggi è in vantaggio: non dovrà adeguarsi sotto pressione domani.

Roberto Conte, dettaglio pavimentazione realizzata con i.idro DRAIN
I dati interni che emergono dall’LCA
Uno degli effetti spesso sottovalutati della certificazione EPD è la qualità dei dati che si raccolgono durante il processo di LCA. Per la prima volta, molte aziende ottengono una visione completa e quantificata del proprio impatto: quale fase produttiva incide di più sulle emissioni, quali fornitori di materie prime contribuiscono al carbonio incorporato, dove si trovano le opportunità concrete di miglioramento.
Durante la raccolta dei dati per l’LCA, avete scoperto qualcosa di inaspettato sui vostri processi o sulla vostra catena di fornitura? C’è stato un dato che vi ha sorpreso?
«Non ci sono state vere e proprie sorprese piuttosto abbiamo apprezzato il potenziale di un approccio sistemico alle LCA che ci premette di valutare e confrontare autonomamente i diversi prodotti».

Come si costruisce una EPD: il ruolo dell’LCA
Il processo per ottenere una EPD si articola in fasi precise. Tutto inizia con un LCA (Life Cycle Assessment) completo, che analizza ogni stadio del ciclo di vita del prodotto: estrazione e trasporto delle materie prime (A1-A3), costruzione in cantiere (A4-A5), uso dell’edificio (B1-B7), fine vita e riciclo (C1-C4).
Le principali categorie di impatto misurate includono:
- GWP — Global Warming Potential (CO₂ equivalente, le emissioni climalteranti)
- ODP — Potenziale danno allo strato di ozono
- AP — potenziale di acidificazione)
- EP — impatto su ecosistemi acquatici
- PENRT / PERT — Consumo di energia primaria non rinnovabile e rinnovabile
Una volta completata l’LCA e redatta la dichiarazione, questa viene sottoposta a verifica da parte di un verificatore terzo accreditato. Solo dopo il superamento della verifica, la EPD viene registrata in un programma ufficiale, come EPD Global o EPD Italy e resa pubblica.
Quanto tempo e quante risorse interne ha richiesto il processo di raccolta dati per l’LCA? Avete incontrato difficoltà con i dati di fornitori o processi interni?
«Il processo di raccolta dati non è stato particolarmente complicato possedendo dei sistemi strutturati di rendicontazione industriale in tutti i business coinvolti. Inizialmente sono state coinvolte solo due risorse, al momento si sta passando a quattro risorse per l’esigenza di separare in maniera più efficiente gli step di compilazione e approvazione delle LCA».

Dalla complessità alla semplicità operativa
Una piattaforma software sviluppata per supportare produttori e consulenti nel processo di generazione delle EPD ha l’obiettivo di eliminare le barriere tecniche che tradizionalmente rendevano l’LCA accessibile solo a grandi aziende con risorse dedicate.
Heidelberg Materials ha scelto LCA.no come partner per gestire l’intero processo di certificazione EPD dei propri prodotti.
Cosa vi ha convinto a scegliere rispetto ad altri strumenti o consulenti esterni? Quali funzionalità usate maggiormente?
«Il nostro sistema era già strutturato con l’utilizzo di un LCA Tool certificato, il passaggio a LCA.no ci ha permesso di ottimizzare le successive fasi di emissione e approvazioni dei documenti finali passando da operazioni manuali a funzionalità quasi completamente automatiche. Per il futuro contiamo di automatizzare completamente il processo adeguando la struttura dati aziendale».
Quante EPD avete già pubblicato o avete in lavorazione? Su quali prodotti avete prioritizzato e perché?
«Heidelberg Materials Italia al momento ha pubblicato circa 40 EPD su diversi Programm Operator e abbiamo in programma un ulteriore incremento con passaggio graduale all’unico operatore LCA.No/EPD Global per avere tutto concentrato in un’unica piattaforma».

EPD come leva commerciale: i benefici concreti
Al di là della conformità normativa, le EPD stanno diventando uno strumento di differenziazione commerciale. In un mercato dove i prodotti competono sempre più su caratteristiche tecniche simili, la trasparenza ambientale verificata è un elemento di distinzione difficile da replicare senza un processo serio alle spalle.
Avete già visto un impatto commerciale diretto dalla pubblicazione delle vostre EPD? Nuovi clienti, accesso a gare, o conversazioni diverse con i progettisti?
«Avere disponibilità di EPD ci permette un vantaggio commerciale importante in quanto portatori di un linguaggio nuovo in un contesto in grande fermento in ambito sostenibilità. Inoltre, la maturità del nostro processo EPD è tale da darci una sensibiltà diversa sul dato finale delle nostre dichiarazioni o sulle riposte alle richieste dei clienti/progettisti».
Il vantaggio competitivo non è solo nell’avere l’EPD, ma nell’averla costruita su dati solidi e aggiornati. Un’EPD basata su dati generici di settore è molto meno efficace di una specifica di prodotto, basata sui dati reali del processo produttivo, perché permette di dimostrare le proprie performance reali, che spesso sono migliori della media di settore.

Roberto Conte, Ponte Genova San Giorgio
Conclusione: il momento è adesso
Le EPD non sono più la frontiera della sostenibilità, stanno diventando lo standard minimo. Il settore delle costruzioni è in una fase di transizione accelerata, spinta dalla regolamentazione europea, dalla domanda di mercato e da una cultura progettuale sempre più attenta ai dati ambientali.
I produttori che si muovono oggi acquisiscono tre vantaggi simultanei: conoscenza profonda dei propri processi, credenziali verificate sul mercato e un posizionamento che sarà sempre più difficile da raggiungere per chi aspetta.
Il consiglio che darei ad altri produttori? Non aspettate che ve lo chiedano i clienti. Quando ve lo chiedono, è già tardi per prepararsi bene.
Giovanni Pinto, Heidelberg Materials Italia
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