Giornalista professionista freelance, è laureata in Filosofia Teoretica all’Università Statale di Milano. Dopo aver esordito con collaborazioni per il Sole24Ore (Casa24) e il mensile Elle, attualmente scrive on&off line per testate nazionali ed estere centrando la sua indagine su design e architettura con particolare attenzione alla sostenibilità, Nuovo Umanesimo ed economia circolare. Pur viaggiando molto mantiene casa e cuore a Milano, la capitale del design che ha eletto a propria patria dopo aver vissuto a Londra per qualche tempo.
Il cemento diventa tela d’artista e omaggia la passione per la musica
È successo a inizio autunno in un paese al confine con Saronno, in provincia di Varese. Per celebrare il proprio corpo musicale ultracentenario e il traguardo del mezzo secolo raggiunto da quello delle Majorette, la cittadina lombarda di Gerenzano ha deciso di dedicare un’intera giornata di eventi a queste due realtà legate dalla condivisa passione per la musica.
Oltre all’inaugurazione di una mostra sulla storia delle majorette, con foto d’epoca e divise storiche a partire dal 1975 fino ad oggi, è stata organizzata l’esibizione contemporanea di quattro bande musicali e sessanta majorette mentre nel pomeriggio la sindaca di Gerenzano, Stefania Castagnoli, ha svelato una “Panchina Artistica” dedicata ai protagonisti della giornata e realizzata in cemento bianco Heidelberg Materials, azienda che ha anche sponsorizzato il manufatto.

Tra coloro che più si sono spesi perché tutto questo potesse accadere spicca il ruolo giocato dalla titolare della Busnelli Materiali edili, Miriam Busnelli, socia con i due fratelli dell’azienda creata nel 1968 dal padre. Proprio lei, in veste di vicepresidente del corpo musicale di Santa Cecilia, la realtà associativa che coordina sia la banda musicale che il corpo delle majorette, ha avuto l’idea di realizzare una panchina in onore di queste realtà così amate e caratterizzanti il paese di Gerenzano, coinvolgendo in questo progetto anche Heidelberg Materials. «La Panchina doveva essere un segno in grado di restare sul territorio e rappresentare un ricordo per tutti i cittadini» racconta la Busnelli «Tra banda e majorette, i membri che partecipano ad animare queste realtà sono numerosi e di età compresa tra i sei anni e la piena maturità, quando alcuni di coloro che hanno suonato da giovani, che per svariati motivi lasciano la banda, appena hanno la possibilità o una volta in pensione tornano nelle fila del corpo musicale e vi restano finché il fisico lo consente loro; mentre per le majorette una volta che non sfilano più in prima linea diventano coordinatrici del gruppo e aiuto-insegnanti proprio spinte dallo spirito di associazionismo, di aggregazione, di appartenenza e di trasmissione di tradizioni che il corpo musicale rappresenta».

Il tema dell’utilizzo delle panchine come elemento connotante dei luoghi dove vengono collocate era stato inaugurato alcuni anni prima, risultato dell’adesione di Gerenzano a un bando regionale che stimolava a lavorare sull’ideazione di strumenti per la valorizzazione e l’attrattività del territorio e in particolare del distretto del commercio “Antiche brughiere” di cui questo paese fa parte insieme da Uboldo, Cislago, Origgio e Caronno Pertusella. Grazie al finanziamento regionale, prima di questa panchina nell’area ne erano già state posizionate altre cinque, una per ognuno dei paesi del distretto, decorate con motivi legati ai singoli territori. Uboldo, per esempio, aveva scelto di dedicarla a Gianni Rodari, maestro per alcuni anni presso una cascina del posto, Cislago aveva rappresentato le rondini che ogni anno migrano al castello di Castelbarco e Gerenzano aveva fatto realizzare una panchina davanti all’asilo con dipinte le illustrazioni della fiaba di Pinocchio. «Queste prime panchine erano subito piaciute a tutti, compresi gli uomini di Heidelberg Materials a cui le avevo mostrate personalmente» ricorda Miriam Busnelli «Heidelberg Materials (e prima Italcementi) è mio fornitore storico e ho imparato nel tempo ad apprezzarne la sensibilità per le comunità locali con cui lavora, il rispetto per le persone e l’attenzione posta alla sostenibilità dell’ambiente in cui opera. Per questo ho subito pensato di coinvolgerla per realizzare una ulteriore panchina, con il suo supporto».

La panchina è stata posta nella grande e centrale piazza Alberto da Giussano, accano alla nuova sede del corpo musicale Santa Cecilia realizzata poiché la sede storica è andata distrutta nel 2023 a causa di una forte grandinata, presentata alla cittadinanza dopo essere stata oggetto di un intervento dell’artista Fabrizio Vendramin, chiamato a interpretare il desiderio di Gerenzano e la visione di Busnelli di trasformarla in un oggetto iconico, in grado di testimoniare l’amore che la città nutre per queste sue istituzioni.
«Il mio lavoro è dipingere e lo faccio prevalentemente su tela ma il cemento mi affascina da sempre» racconta Vendramin «L’idea di realizzare un lavoro che non resti fruibile solo nello spazio chiuso di un committente privato ma sia fuori, esposto a diversi punti di vista, è per me sempre affascinante. Da molti anni dipingo sui muri e da tempo anche sulle panchine. Penso che un’opera pubblica debba essere anche una provocazione, qualcosa che non ti aspetti e che ti interpella. Qualcosa che si fa notare».
Conseguente a questa sua visione Vendramin ha realizzato una panchina che è una esplosione di colore, gioia e senso di orgoglio per una storia lunga e condivisa. Con la dedica, insieme alle Majorette e al corpo musicale di santa Cecilia, scritta in caratteri giallo zafferano sullo schienale dipinto in rosso fuoco, la panchina di Vendramin esprime così anche la cifra artistica dell’esecutore, esempio plastico del suo stile.

Noto da tempo sulla scena nazionale per il gusto figurativo e pop, con cromie e tratto riconosciuti e apprezzati da un vasto pubblico, Vendramin si è formato presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e successivamente ha maturato una significativa esperienza nella grafica per comunicazione visiva, realizzando anche pannelli pubblicitari su edifico e capannoni di grandi dimensioni. Fondamentale per il suo sviluppo artistico è stato l’incontro con il maestro del design Giancarlo Iliprandi al cui lavoro il museo ADI di Milano ha appena dedicato una mostra monografica conclusasi a fine settembre. Con lui Vendramin ha avuto occasione di esplorare le potenzialità del colore usato su grandi pareti per cartelloni e pubblicità decidendo nel 2000 di uscire dal mondo dell’advertising per aprire un proprio atelier.
«Mi piace definirmi un artigiano del colore» dice di sé stesso «Ci tengo alla parola artigiano perché quando lavoro, come per la panchina di Gerenzano, sono preciso e accurato nei vari passaggi. Preparo con il fissativo il cemento perché mi faccia da aggrappante per l’idropittura e poi passo una o due mani di fondo come base. Infine, disegno a carboncino seguendo la bozza in scala, quella vista e approvata dal cliente, e una volta finito proteggo il lavoro con flatting ad acqua. A differenza di un artista, che non si preoccupa della durata della sua opera né di chi deve vederla ma la fa perché gli piace farlo lasciando che diventi arte se e quando riesce a far pensare ed emozionare chi guarda, io non cerco l’opera d’arte ma piuttosto tento di lasciare un messaggio. Il filo è sottile, tra artigiano e artista, per me ciò che è importante non è l’emozione, non come priorità. Io do attenzione prevalente alla serietà del lavoro, che a volte è anche sacrificio, ti mette nelle condizioni di operare anche al freddo o con temperature ostili. Certo il deterioramento del colore è sempre da tenere in conto, non è pittura di affresco ma è a secco, c’è la consapevolezza dell’effimero. L’intervento che faccio può durare 12-15 anni poi i toni sbiadiscono e in certi casi è il suo bello».

«Quando vedo un muro spesso sogno a occhi aperti di poterlo disegnare, di realizzare qualcosa. Ma non è sempre così. Per mia formazione quando guardo un artefatto in cemento, che sia una panchina o un muro, cerco sempre di immedesimarmi in un passante, chiedendomi come possa arrivare a vederlo. Se arriva in auto o a piedi. È inutile, per me, fare un lavoro in posti difficilmente visibili e per questo, quando possibile, lavoro anche sulla prospettiva, scegliendo di impostare le immagini a partire dal miglior punto di vista da cui il pubblico fruirà l’opera».
Rispetto ai muri però, con l’oggetto “panchina” Fabrizio Vendramin ha sviluppato nel tempo un legame speciale. «Ho sempre provato una simpatia particolare per la panchina, una sorta di empatia verso un oggetto che, a differenza del muro che ti fa sentire sempre piccolo, è qualcosa che puoi abbracciare con lo sguardo. Due anni fa ho realizzato un murales di nove metri a Jesolo e ho dovuto lavorare un pezzo alla volta, un piano alla volta, riuscendo a veder il lavoro completo solo alla fine, quando hanno smontato il ponteggio. La panchina è diversa, la comprendi subito tutta insieme, la vedi a 360 gradi».
Per sua stessa ammissione Vendramin predilige realizzare progetti che sono stati prima condivisi, pensati e approvati insieme al committente. «A Uboldo ho realizzato una versione aggiornata dell’Allegoria del Buono e Cattivo Governo del Lorenzetti a Siena. Ho usato una parete di quattordici metri per quattro nell’aula consigliare del municipio e l’intervento è avvenuto in perfetto accordo con il sindaco del paese. Così è successo anche a Gerenzano, il Comune aveva visto un mio precedente lavoro, una panchina a forma di libro di Pinocchio davanti a un asilo, e ha voluto che replicassi quel tipo di progetto. Un manufatto in cemento dalla forma armoniosa e accogliente, adatto per socializzare».

«La panchina è qualcosa sotto gli occhi di tutti, abita lo spazio e accoglie il passante concretizzando la possibilità di un dialogo o di un silenzio. È all’esterno, al sole e alla pioggia, abita la piazza e lo sa fare perché è in cemento quindi stabile e fortemente sicura. Quella di Gerenzano in particolare è una panchina che celebra quella che ormai è una rarità: un corpo di majorette che resiste da cinquanta anni ed è un punto di riferimento per la comunità locale. Qualcosa che identifica fortemente. L’ho dipinta con i colori dell’arcobaleno, forti e vivaci, sia la banda che le majorette in movimento così da comunicare nello stile fumetto richiesto dal committente la gioia e la festa».
Con questa le panchine realizzate da Vendramin cominciano a essere parecchie ma se gli si chiede qual è quella perfetta lui risponde ridendo «sarà sempre la prossima!».
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